22 Ottobre 2014 Commenti disabilitati su FONDO PENSIONE AGENTI: DOPO 10 MESI LA TRATTATIVA CON L’ANIA E’ FINITA, ADESSO LA COVIP ATTENDE UNA RISPOSTA: PRENDERE O LASCIARE, CIOE’ COMMISSARIARE? Visualizzazioni: 390 News

FONDO PENSIONE AGENTI: DOPO 10 MESI LA TRATTATIVA CON L’ANIA E’ FINITA, ADESSO LA COVIP ATTENDE UNA RISPOSTA: PRENDERE O LASCIARE, CIOE’ COMMISSARIARE?

Cari Colleghe e Colleghi,

dedichiamo lo spazio di questa newsletter ad aggiornarvi, come di consueto, sugli sviluppi che stanno coinvolgendo la ormai “annosa” vicenda del Fondo Pensione Agenti.

Innanzitutto apprendiamo con sconcerto che dopo 10 mesi di trattativa (a partire dalla prima riunione del 16 dicembre 2013 fino all’ultima del 6 ottobre scorso, periodo durante il quale ci sono stati 7 incontri ufficiali tra riunioni tecniche, approfondimenti e studi ai più vari livelli), l’Esecutivo Nazionale dello Sna, di cui un componente è anche uno dei 3 agenti-membri del CdA di Fonage (in barba al conflitto di interessi), ha inviato una lettera allo stesso CdA di Fonage, con la quale propone di “…valutare altre ipotesi di riequilibrio oltre a quella formalmente proposta”.

Ma ci chiediamo: dopo tutti questi mesi, per la precisione sette, trascorsi dal blocco dei trasferimenti, che senso ha ritornare ancora alla strategia di rinviare la decisione? Inoltre, ci domandiamo ma non sono le parti sociali a dover proporre l’impostazione del piano di riequilibrio, dovendo il Fondo attenersi alle loro decisioni?

Perché se così non fosse, allora vuol dire che tutti i 7 incontri avuti quest’anno sull’argomento non hanno avuto alcun valore.

Al contrario, noi riteniamo che sia necessario un sano e fondato realismo per mettere in atto quanto è nelle nostre possibilità per salvare il Fondo.

A tal proposito, Vi aggiorniamo sugli sviluppi dell’ultimo incontro svoltosi tra le parti sociali in Ania lo scorso 6 ottobre, nel corso del quale l’Associazione delle Imprese, così com’è stato riportato ampiamente dalla stampa, ha formalizzato per iscritto l’offerta di 16 milioni di euro di contributo straordinario, considerata dalle stesse imprese non derogabile e non oggetto di trattativa ed imposta quale “conditio sine qua non” affinché il regime venga trasformato “a contribuzione definita”.

Corre l’obbligo di precisare che il passaggio dal sistema retributivo a contributivo era stato posto come pregiudiziale dall’ANIA sin dal primo incontro di gennaio 2014 e l’offerta del contributo straordinario di € 16 milioni era stata presentata già nella riunione dello scorso 15 luglio 2014.

L’unico elemento di novità, rispetto alla prima offerta di € 16 milioni, nell’ultima riunione è rappresentato dalla disponibilità manifestata dalle compagnie di procedere a successivi contributi aggiuntivi, ciascuna in favore della propria rete agenziale (mono o plurimandataria) e nell’ambito delle negoziazioni di secondo livello.

A nostro avviso questa disponibilità deve rappresentare per le imprese un “atto dovuto” per la responsabilità, pariteticamente alla rappresentanza agenziale, che esse hanno avuto nellagovernance del fondo, anche se in funzione di questo loro “diretto e corresponsabile” coinvolgimento ci saremmo aspettati, come già ribadito in altre occasioni, una loro maggiore contribuzione.

Sicuramente di fronte alla prospettiva e al rischio, sempre più tangibile, di commissariamento del Fondo, la soluzione proposta non rappresenta quella più desiderata, ma è certamente la più realistica, o almeno l’unica al momento percorribile, visto che da altre parti si propongono solo ipotesi demagogiche oppure tattici rinvii, che non hanno nessun senso logico e pratico, come andremo a breve ad illustrare.

Riepilogando, la proposta dell’ANIA, prevede:

1) la trasformazione del regime da prestazione a contribuzione definita, per mantenere in vita nel tempo Fonage e garantire così le pensioni alle nuove generazioni e non solo la tutela degli attuali “pensionati” o vicini all’età pensionabile;

2) un versamento straordinario di € 16 milioni, che permetterebbe il recupero finanziario da parte di ogni agente dei propri contributi versati di tasca propria, più gli interessi, perdendo unicamente la quota parte versata dalla compagnia;

3) lasciare invariate le pensioni d’invalidità e ai superstiti, sempre basate sul principio mutualistico;

4) mantenimento degli attuali contributi annuali versati dalle compagnie al FPA, previsti dall’ANA 2003;

5) eventuale versamento integrativo da parte delle imprese tramite una negoziazione di 2° livello con i propri Gruppi Aziendali.

Con riferimento alla novità riportata al precedente punto 5, in virtù della diretta derivazione del Fondo Pensione dall’Accordo impresa-agenti, sarebbe opportuno che le modalità dicontribuzione aggiuntiva da parte delle imprese trovino una cornice quadro nell’ambito dello stesso accordo nazionale. Per questo motivo riteniamo che sia ancora più urgente riconvocare quanto prima il tavolo della negoziazione sul rinnovo dell’ANA 2003, proprio con l’intento di rendere stabile e permanente il salvataggio del Fondo.

Quanto alle varie proposte di soluzione, vi alleghiamo un prospetto attraverso il quale è agevole confrontare gli impegni economici di sette gruppi assicurativi in Italia (tra piccole e grandi compagnie) in funzione dei rispettivi agenti attivi iscritti al Fondo Pensione, corrispondentemente a quattro ipotesi di risanamento: 16, 44, 113 e 283 milioni di euro.

Partendo dalla prima ipotesi di 16 milioni (che è quella proposta dall’Ania), è possibile evidenziare che il contributo di Unipolsai (che è la compagnia con il maggior peso specifico, con quasi il 30% sul totale degli iscritti al Fondo) ammonterebbe a oltre 4,5 milioni di euro.

Ciò vale a dire che Unipolsai verserebbe “ai fini mutualistici” questa cifra per ripianare parte del disavanzo, anche per conto di agenti non operanti per il proprio Gruppo Unipol e a favore di ex agenti non più operativi, che semmai fanno un altro mestiere ma che sono ancora iscritti al FpA. In una fase successiva, l’Unipol potrebbe, però, concordare con i propri Gruppi Agenti di contribuire con ulteriori versamenti aggiuntivi esclusivamente a favore della propria rete agenziale, a prescindere dall’appartenenza ad una sigla sindacale.

Nel proseguire con il prospetto comparativo questa cifra s’incrementa fino ad arrivare, nella seconda ipotesi, a toccare quasi 13 milioni euro e nella terza ipotesi a oltre 33 milioni di euro. Ma il picco è raggiunto nella quarta ipotesi (quella avanzata da SNA per intenderci), dove il contributo di Unipolsai supererebbe addirittura gli 83 milioni di euro.

Ancora una volta l’analisi dei dati numerici fa emergere la strumentalità delle stesse proposte che s’intendono perseguire.

Ci domandiamo e vi domandiamo:

a) ma è mai possibile che un gruppo assicurativo, tra l’altro quotato in borsa e quindi con una maggiore responsabilità non solo verso gli azionisti ma anche nei confronti del pubblico dei risparmiatori, possa assumere la decisione di versare a “fondo perduto” 83 milioni di euro?

b) Ma quale consiglio di amministrazione, quale top manager potrebbe assumere una decisione simile senza essere sottoposto il giorno dopo ad un’azione di responsabilità da parte dell’assemblea degli azionisti?

c) Ma quale presidente di Gruppo Agenti, che è abituato a negoziare con i propri amministratori delegati, che è ben consapevole di quanto sia arduo negoziare un accordo economico a favore dei propri rappresentati per cifre assai meno importanti (per esempio indennizzo per apertura sinistro), può pretendere che la mandante tiri fuori di tasca propria milioni di euro a favore di agenti terzi?

d) Per di più, quale capacità avrebbe l’Ania, eventualmente, per imporre le decisioni economiche e strategiche alle proprie associate che invece sulle stesse decisioni devono rispondere, in quanto società private, solo ai rispettivi organi statutari (ad es. assemblea degli azionisti) e agli enti istituzionali (ad es. Consob)?

Emerge in maniera dirompente tutto il populismo di chi non vuole guardare in faccia alla realtà o, forse, punta al commissariamento del Fondo per tutelare maggiormente i pensionati che rappresentano una gran parte dei propri iscritti, i quali ad ogni modo meritano rispetto.

E’ arrivato, invece, inesorabilmente il momento della responsabilità, per scongiurare definitivamente il rischio del commissariamento, anticamera della liquidazione.

Giunti a questo punto, non vi sono più margini di trattativa: prendere o lasciare!

A dicembre si compie un anno dalla denuncia del disavanzo e la legge, tra l’altro, tollera la sospensione del trasferimento delle posizioni individuali solo per un limitato periodo di tempo.

Prendere significa salvare il Fondo; lasciare equivale ad affossarlo definitivamente, perdendo tutti i nostri versamenti e facendo risparmiare alle imprese i € 16 milioni offerti.

ANAPA, insieme a UNAPASS, ha già deciso di salvare il salvabile. C’è chi, invece, addirittura, sta inviando una lettera (con busta e francobollo) al domicilio degli agenti per istigarli allo “sciopero generale”.

E voi, colleghi e presidenti dei GAA, cosa avete deciso di fare?

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