20 Luglio 2016 Commenti disabilitati su Gli Agenti al centro del mirino: quando la comunicazione è un arma Visualizzazioni: 1683 Magazine, News

Gli Agenti al centro del mirino: quando la comunicazione è un arma

Un individuo untuoso, grottesco, squallido. Aggrappato alle spalle del consumatore. Chi è costui?
È uno di noi. Più esattamente l’Agente di assicurazione, così come rappresentato nello spot, trasmesso dalle principali reti televisive, di Prima.it, il nuovo distributore online di polizze assicurative.
Un filmato esemplare, a suo modo.

Gli spot, nella loro esigenza di sintesi estrema, sono prodotti di comunicazione sofisticatissimi. Realizzati secondo principi tecnici rigorosi, con una matrice di scrittura, costruzione, narrazione, di impronta cinematografica (non a caso sono, spesso, realizzati da prestigiosi registi) hanno uno “storytelling” preciso, ispirato dalle richieste del committente, che deve raggiungere e trasmettere l’obiettivo prestabilito, attraverso un filmato di 30/45 secondi.

In questo caso è semplicissimo individuare la filosofia sottostante la narrazione di Prima.it, rappresentata plasticamente dalla sequenza di immagini e parole: l’ agente, o meglio, “l’amico-agente” è, visibilmente, una presenza parassitaria, nociva, che ‘pesa’ sulle spalle dell’utente (funzione iconografica delle immagini), presenza giustificata esclusivamente da una sottintesa ‘amicizia’ (funzione testuale).
L’elemento di negazione della “professionalità” (l’obiettivo implicito dello spot) viene rafforzato dalla rappresentazione caricaturale del soggetto, una specie di macchietta di uomo, esteticamente imbarazzante.

La narrazione prosegue, coerentemente, anche sul sito dell’azienda in questione, con un richiamo esplicito ai costi (inutili) generati da ‘reti agenziali inefficienti”.

La domanda, a questo punto, potrebbe sorgere spontanea: perché un’offensiva così virulenta e volgare?
Naturalmente si tratta di una iniziativa che poggia su un retaggio culturale ben radicato e diffuso, alimentato, ciclicamente, da più soggetti, la cui finalità è la demolizione della credibilità dell’intermediario, fino alla sua marginalizzazione. E le motivazioni, alla base di queste strategie, non sono difficili da comprendere.
Gli agenti, nonostante tutte le loro (nefaste) divisioni, la loro inconsistenza corporativa,  la  loro natura antropologica individualistica, controllano e gestiscono, tutt’ora, il mercato assicurativo del paese, con un fortissimo radicamento nel segmento (fondamentale) delle famiglie.
È un mercato ricchissimo, i cui profitti sono già assorbiti, quasi interamente, dalle Compagnie, che lasciano le briciole alla distribuzione agenziale. Ma in mercato economico le regole sono chiare: non ci sono sconti per nessuno e chi può – se può – prende l’intera posta. Il gioco non prevede di ‘accontentarsi’.
Ora siamo proprio in questa fase della partita.
C è un attacco alla “posta” del tavolo. Determinato e favorito da una serie di fattori congiunturali, che qui non esamineremo, ma a tutti noi ben noti ( le trasformazioni sistemiche e operative, attraverso le tecnologie, in corso).
Tutto è chiaro, evidente, scoperto.
Ora c’è soltanto da comprendere come, e se, giocare questa partita. Come difendersi e, semmai, contrattaccare.
È una questione che , prima delle associazioni rappresentative, riguarda ciascuno di noi.
E non è questione da poco.

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