11 Novembre 2015 Commenti disabilitati su Rassegna Stampa 11 Novembre Visualizzazioni: 636 Rassegna stampa

Rassegna Stampa 11 Novembre

MONDO ASSICURATIVO

RACCOLTA PREMI 2014 IN EUROPA: NEL VITA IL CONTRIBUTO DELL’ITALIA E’ STATO DECISIVO, MENTRE NEI DANNI…

Nei principali mercati europei la raccolta complessiva è aumentata del 3%. E l’Italia…

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IL DEFICIT DI PROTEZIONE CONTRO LE CALAMITA’ NATURALI IN ITALIA: L’ANALISI DI SWISS RE

Secondo la compagnia svizzera, «affinché i premi siano contenuti e quindi le coperture accessibili, il rischio deve poter essere ripartito tra una più alta porzione della popolazione e questo richiede che il Governo promuova la consapevolezza di tali rischi».

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STEFANO GENTILI, EX ALLIANZ E AGENTE MANCATO: «ECCO A CHE PUNTO E’ L’INTEGRAZIONE DELLA RETE DI GENERALI ITALIA»

Il chief marketing & distribution officer del Leone racconta a Tuttointermediari.it i suoi primi sei mesi, che lo hanno visto impegnato a 360 gradi in un processo di trasformazione della compagnia senza precedenti

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Niente assicurazione per un ingegnere su tre

La denuncia arriva dal Cni: costi troppo alti e diritti non garantiti per le partite Iva

Un ingegnere su tre senza polizza. L’assicurazione obbligatoria, a più di due anni dalla sua entrata in vigore ad agosto del 2013, è sempre più un problema per i professionisti italiani. Tanto che, secondo le rilevazioni del Centro studi del Cni (Consiglio Nazionale degli Ingegneri, ndIMC), il 33% degli ingegneri al momento ne è completamente sprovvisto. Un numero altissimo, che nasce da evidenti difficoltà in fase di stipula con compagnie e broker.

I costi sono troppo alti (830 euro in media) e i diritti delle partite Iva, dall’altro lato, sono poco garantiti. Per questo, il Consiglio nazionale chiede di puntare su forme di polizza collettiva, in grado di abbattere gli oneri in maniera consistente. Senza dimenticare alcune correzioni normative sollecitate da tempo, come l’obbligo per le compagnie di sottoscrivere i contratti, sul modello delle polizze per le automobili. «Per verificare le modalità di attuazione di tale obbligo da parte degli iscritti e per esplorare le ulteriori possibili iniziative da porre in essere in questo campo abbiamo incaricato il Centro studi di svolgere un’indagine presso gli iscritti», spiega il presidente del Cni, Armando Zambrano. I risultati dell’analisi sono estremamente significativi. E partono da un dato clamoroso: sono ancora moltissimi gli ingegneri che non hanno sottoscritto una polizza per garantirsi in caso di richieste di risarcimento per responsabilità professionale, oltre il 33% di coloro che esercitano la libera professione.

“Il motivo principale della mancata stipula – dicono dal Centro studi – è il fatto che il costo della polizza è troppo elevato, o almeno tale viene percepito”. Il 38% non si dice disposto a spendere le cifre che chiedono le compagnie. Che, in effetti, sono piuttosto alte. Al momento siamo a circa 830 euro all’anno per una copertura media, che diventano circa 400 per i professionisti più giovani.

Proprio in questa linea, sono soprattutto gli ingegneri più giovani (fino a 45 anni di eta) a indicare nel costo troppo elevato la ragione principale della mancata stipula. Allo stesso modo, è il fattore prezzo l’elemento principale che determina la scelta della polizza (nel 65% dei casi), ancora di più tra i giovani professionisti (80% fino ai 35 anni di eta). Per rimediare a questo problema, la strada individuata dal Consiglio nazionale degli ingegneri è piuttosto chiara: stipulare una polizza collettiva ad adesione volontaria. In pratica, il Cni contratterebbe le condizioni a livello nazionale e, in una fase successiva, i professionisti potrebbero sottoscrivere il loro contratto. La grande maggioranza (86%) degli ingegneri che svolgono attività professionale è interessata alla stipula di una polizza strutturata in questo modo. Dovrebbe avere un costo di base molto contenuto, da espandere secondo le esigenze. L’obiettivo sarebbe dimezzare i costi rispetto ai premi attualmente richiesti dalle compagnie. Addirittura, una copertura di questo tipo interesserebbe anche al 60% degli ingegneri che svolgono lavoro dipendente.

Oltre a questo, però, andranno affrontati una serie di problemi normativi. Il primo tema riguarda il fatto che, all’obbligo posto dalla legge per il libero professionista di assicurare la propria attività professionale, non corrisponde un obbligo analogo per le compagnie di sottoscrivere le polizze ai professionisti che lo richiedono. Poi, c’è la questione più tecnica del “claims made”, la copertura anche per gli errori commessi quando l’ingegnere non era coperto da polizza. Ha un effetto collaterale molto difficile da digerire: se la copertura non è attiva (magari tra un rinnovo e l’altro) il professionista risulta senza protezione.

IL SOLE 24 ORE

UNIPOLSAI: LA RACCOLTA DIRETTA ASSICURATIVA E’ ANCORA NEGATIVA

Nei primi 9 mesi del 2015, l’utile netto consolidato ha registrato un aumento dell’1,6%. La raccolta ha segnato un -10,9% al netto della cessione del ramo d’azienda ad Allianz.

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Allianz Worldwide Care riconosciuta la migliore tra le compagnie di assicurazioni sanitarie private internazionali

Allianz Worldwide Care, la divisione di Allianz Worldwide Partners che si occupa delle assicurazioni vita e delle assicurazioni sanitarie internazionali, ha conquistato il Best International Health Insurance Provider, ovvero il riconoscimento quale migliore compagnia di assicurazioni sanitarie private internazionali.  La XVI edizione della Professional Adviser International Fund & Product Awards, che premia le imprese di eccellenza su scala internazionale nell’ambito servizi finanziari, ha nominato Allianz Worlwide Care per aver introdotto l’applicazione per dispositivi mobili MyHealth, che consente di richiedere il rimborso di spese mediche “L’impressione generale – è stato affermato – è che i prodotti e i servizi di Allianz Worldwide Care siano introdotti o adattati per facilitare nel complesso la vita dei clienti”, dei quali è stato pienamente accolto il feedback dalla Compagnia.

“Siamo un’azienda incentrata sui clienti che prende in considerazione le esigenze di questi ultimi e agisce sulla base dei riscontri raccolti e, in quanto tale, siamo entusiasti di aver vinto questo premio. È un onore ricevere questo tipo di riconoscimento indipendente. Cerchiamo continuamente di semplificare la vita dei nostri clienti, a tutti i livelli” ha dichiarato Alexis Obligi, Direttore delle aree vendite e marketing presso Allianz Worldwide Care.

Allianz Worldwide Care conta oltre 250 milioni di assicurati in 34 paesi ed offre coperture sanitaria, vita ed invalidità.

 

PIANA: «GLI AGENTI MILANO HANNO UNA STORIA E UNA TRADIZIONE. E ALLIANZ DEVE TENERNE CONTO…»

Il presidente del neonato Gruppo Agenti Milano Allianz racconta a Tuttointermediari.it come una parte della rete Milano ha vissuto il cambio di casacca

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DIRITTO E DINTORNI

Se la segnaletica “lavori in corso” non è visibile né prevedibile, l’automobilista deve essere risarcito

La sentenza n. 284/2015 emessa dal Giudice di Pace di Campobasso decreta il diritto al risarcimento per l’automobilista che vada ad impattare contro la segnaletica di “lavori in corso”, qualora questa sia posizionata in maniera inappropriata su un’area destinata alla circolazione (e non sulla corsia di emergenza o sulla banchina, così come impone il Codice della Strada). Inoltre, qualora nel contratto d’appalto sia espressamente previsto che la manutenzione deve essere svolta dall’’impresa esecutrice del lavoro, su questa (e non sull’Anas) ricade l’onere del risarcimento.

Una simile situazione, secondo il Giudice, determina infatti “un’insidia o un trabocchetto”, un pericolo occulto insito nella non visibilità e non prevedibilità ovvero l’“impossibilità di avvistare in tempo il pericolo e di conseguenza evitarlo”.

 Alessandra Schofield

 Consiglio Nazionale Forense, l’obbligo di Rc Professionale per gli avvocati non è ancora in vigore

È della fine di ottobre una pronuncia del Consiglio Nazionale Forense secondo cui l’obbligo di copertura Rc Professionale per gli avvocati – previsto dalla legge n. 247/2012 – non è ancora entrato in vigore.

Spiega infatti il Consiglio che secondo quanto stabilito all’art. 12 comma 5 di tale norma, tale onere viene differito “in attesa della determinazione, da parte del Ministero, delle condizioni essenziali della polizza, nonché dei massimali minimi di polizza”.

Nonostante la sottoscrizione del contratto Rc Professionale sia requisito indispensabile imposto agli avvocati (come del resto a molti altri professionisti, inclusi gli agenti di assicurazione) per poter conservare l’iscrizione nell’apposito Albo, poiché dal Ministero non è ancora arrivata nessuna indicazione in merito, secondo il Cnf il differimento vale sia per quanto riguarda l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione compresa quella per la custodia di documenti, somme di denaro, titoli e valori ricevuti in deposito dai clienti sia per quanto riguarda quello di contrarre una ulteriore polizza assicurativa a copertura degli infortuni derivanti a sé e ai propri collaboratori, dipendenti e praticanti in conseguenza dell’attività svolta nell’esercizio della professione anche fuori dei locali dello studio legale, anche in qualità di sostituto o di collaboratore esterno occasionale.

 Alessandra Schofield

Finalmente approvato disegno di legge per il reato di omicidio stradale. Salvo intoppi, sarà legge entro dicembre

È stato approvato alla fine di ottobre il disegno di legge teso ad introdurre nel Codice Penale il reato di omicidio strale. Se otterrà l’assenso della Camera e dopo una ulteriore lettura in Senato, diverrà probabilmente legge entro la fine del 2015.

Salvo modifiche, l’omicidio colposo stradale prevedrà tre gradi di reato e relativa pena. Da due a sette anni se il decesso della vittima è da attribuirsi ad una violazione del Codice della Strada; da cinque a dieci anni se si provoca la morte guidando in stato di ebbrezza lieve o condotte di guida particolarmente pericolose; da otto a dodici anni in caso di omicidio stradale sotto l’effetto di droghe o ebbrezza grave (con arresto obbligatorio in flagranza di reato). I termini di prescrizione per il reato raddoppiano.

Previsto un innalzamento delle pene in caso di lesioni personali provocate sotto l’effetto di alcool o droghe: da tre a cinque anni per lesioni gravi, da quattro a sette anni per lesioni gravissime. Se le ferite sono state causate da manovre pericolose si rischia la reclusione per tempi da un anno e mezzo a tre per lesioni gravi e da due a quattro anni per lesioni gravissime.

Più alte le pene per i conducenti di camionisti e autobus che, guidando in stato di ebbrezza anche lieve o avendo usato stupefacenti, hanno provocato lesioni o morte della vittima: dagli otto ai dodici anni di carcere.

Tutte le pene vengono aumentate da un terzo fino a due terzi in caso di fuga e omissione di soccorso.

Considerate aggravanti la morte o la lesione di più persone e la guida senza assicurazione e/o senza patente. Riduzione della pena, invece, se l’incidente avviene con il concorso di colpa della vittima.

Previsto il ritiro automatico ed immediato della patente, che potrà essere conseguita nuovamente solo dopo quindici anni nel caso di omicidio stradale e dopo cinque anni nel caso di lesioni; il termine sale però a trenta anni in caso di fuga ed omissione di soccorso dopo l’incidente.

Potrà essere disposto dal giudice o dal pm (nei casi di particolare urgenza ed in presenza del rischio di pregiudicare le indagini) il prelievo coattivo dei campioni biologici al fine di determinare il dna.

Alessandra Schofield

SOCIETA’ E DINTORNI

Dipendenti pubblici, entro fine anno l’opzione Tfr

Ancora poche settimane a disposizione dei dipendenti pubblici che intendono aderire a un fondo complementare di categoria utilizzando la propria liquidazione. Il prossimo 31 dicembre scade il termine dell’opzione per il passaggio dal trattamento di fine servizio (Tfs) al trattamento di fine rapporto (Tfr). Vediamo meglio di cosa si tratta.

Disparità di trattamento. Per i lavoratori del pubblico impiego non vigono le stesse regole degli altri. Tutto questo crea una situazione di disparità per i dipendenti pubblici, il cui sistema pensionistico obbligatorio è stato ormai armonizzato con quello del settore privato. La previdenza integrativa è stata costituita prendendo a modello il settore dipendente privato e attribuendo un ruolo fondamentale al Trattamento di fine rapporto. Fin dall’inizio quest’impostazione ha trovato difficoltà di applicazione nell’ambito statale e parastatale, data la mancanza del Tfr e la difficoltà, comunque, per il bilancio pubblico, di trasferirlo ai fondi pensione nel caso di una trasformazione dei trattamenti di fine servizio in Tfr. Proprio per questo la riforma Dini del 1995 estese ai dipendenti pubblici il trattamento di fine rapporto. Le norme di estensione, tuttavia, non avevano efficacia diretta e immediata perché prevedevano successive disposizioni attuative di natura sia contrattuale. La situazione si è sbloccata solo alla fine del 1999 con un apposito accordo quadro tra Aran (l’agenzia di rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) e i sindacati, accordo successivamente modificato e recepito dal governo, in cui sono state stabilite le regole generali per la costituzione di fondi pensione nei vari comparti.

L’opzione. In attuazione dell’Accordo sopra citato, i dipendenti assunti dal primo gennaio 2001 sono in regime di Tfr. Sono invece in regime di Tfs (ex Inadel per l’indennità premio di servizio ed ex Enpas per l’indennità di buonuscita) i dipendenti assunti sino al 31 dicembre 2000, che possono appunto optare per il passaggio al Tfr (entro il prossimo 31 dicembre) attraverso l’adesione a un fondo complementare di categoria. L’opzione determina quindi la trasformazione del Tfs in Tfr, con effetto dalla data di sottoscrizione della domanda di adesione. Non è quindi possibile optare per il Tfr senza aderire al fondo e, viceversa, non si può aderire al fondo se non si esercita l’opzione per il Tfr. Conseguentemente all’adesione, pertanto, l’ex Inpdap (ora Inps) effettua il computo del Tfs maturato fino alla data di sottoscrizione dell’opzione, che si trasforma nel primo accantonamento di Tfr (il cosiddetto “zainetto”). Ora o mai più, dunque. I “vecchi” dipendenti che vogliono utilizzare la liquidazione, trascinandosi peraltro il contributo della propria amministrazione (solitamente pari all’1,5% dello stipendio), per poter riscuotere una pensione integrativa a fine carriera, dovranno dirlo entro la fine dell’anno.

IO MI ASSICURO

L’arma del welfare per la contrattazione aziendale

Introdotta nel 2008, la detassazione dei premi di produttività è stata sospesa nel 2015. Torna ora con la legge di stabilità 2016. E i premi potranno essere pagati attraverso forme contrattate di welfare aziendale o di partecipare agli utili. Crescerà così la contrattazione di secondo livello?

Una nuova detassazione dei premi di produttività

La detassazione dei premi di produttività è stata introdotta in Italia nel 2008 (con caratteristiche che cambiano ogni anno – si veda la tabella) ed è stata interrotta nel 2015. Purtroppo, non è facile valutare quanto lo sgravio fiscale sia servito ad aumentare il numero di aziende che fanno contrattazione integrativa perché non ci sono imprese escluse dal beneficio (manca un gruppo di controllo). E anche perché l’introduzione dello sgravio coincide con l’incedere della crisi economica, durante la quale è normale che le aziende contrattino più per gestire gli esuberi che per premiare la produttività.

Per questa ragione la legge di stabilità di quest’anno, nel suo articolo 12, non si limita a proporre il ripristino dello sgravio fiscale, ma aggiunge due importanti novità: una sul welfare aziendale (ovvero la possibilità di offrire servizi quali il pagamento dell’asilo o della badante per i non autosufficienti) e una sulla partecipazione dei lavoratori. L’idea sottostante è duplice: che l’incentivo più forte a concludere contratti integrativi aziendali non stia nello sgravio fiscale, ma nell’ampliamento sostanziale delle possibilità di contrattare; e che lo scopo della contrattazione integrativa non è solo l’incentivazione della produttività bensì anche il miglioramento dei rapporti sindacali.

Come si vede dalla tabella che segue, da quest’anno il limite dell’importo dello sgravio è di 2mila euro, che possono diventare 2.500 se il contratto integrativo prevede commissioni paritetiche che coinvolgono i lavoratori nell’organizzazione del lavoro. Lo sgravio si può applicare a tutti i lavoratori che guadagnano un salario lordo fino a 50mila euro all’anno, arrivando quindi fino al livello dei quadri. La scelta è stata dunque quella di ampliare la platea dei beneficiari (nel 2014 il limite era di 40mila euro) e ridurre l’importo massimo dello sgravio rispetto agli anni precedenti (erano 3mila euro nel 2014). I dati dell’Agenzia delle entrate ci dicono infatti che l’anno scorso l’importo medio del premio di produzione è stato di 1.150 euro e il numero dei beneficiari ammonta a poco più di 2milioni e 700mila lavoratori.

Storia della detassazione del premio di produttività

Il welfare “contrattato”

Tuttavia, la novità più importante è che da oggi il menù della contrattazione integrativa si arricchisce del welfare aziendale. Finora, era riservato a poche grandi aziende (famosi sono i casi Luxottica, Ferrero e di alcune tra le banche maggiori). Fatta eccezione per alcune fattispecie tassativamente individuate (ad esempio, asili nido e borse di studio per i familiari), l’offerta più consistente di welfare aziendale può oggi realizzarsi solo entro limiti molto stringenti: deve avvenire attraverso opere e servizi (per esempio alcune aziende istituiscono asili interni); e soprattutto deve avvenire unilateralmente da parte del datore di lavoro, non è quindi contrattata con i sindacati, o almeno non deve apparire come tale.

Con la legge di stabilità 2016, tutti i servizi di welfare aziendale contrattati con i sindacati sono totalmente esenti da tasse e, fino al limite previsto di 2.500 euro annui per ogni lavoratore, l’Agenzia delle entrate non deve più preoccuparsi che le imprese sostituiscano salario (tassato) con welfare (esente dalle tasse): entro quella somma, l’azienda può pagare in servizi invece che in salario. Anzi, è il lavoratore stesso che può decidere se il suo premio di produttività debba essere pagato in cash (in questo caso si applica un’imposta sostitutiva del 10 per cento) oppure in welfare (che è totalmente esente da tasse). E non è necessario che l’azienda fornisca servizi diretti, può ricorrere a voucher, che potranno essere spesi solo presso fornitori di servizi accreditati (per esempio asili nido o servizi di assistenza agli anziani). In questo modo, si favorisce la diffusione del welfare aziendale anche tra le imprese più piccole e si crea un settore di operatori che intermedia i voucher tra aziende e fornitori di servizi.

La partecipazione agli utili

La seconda novità della legge di stabilità 2016 è l’estensione degli incentivi ai premi di produttività erogati in forma di partecipazione agli utili. È una forma di premio che finora non è mai stata usata in Italia (ma è diffusa in altri paesi) perché implicava un doppio pagamento di tasse, uno in capo all’azienda e uno in capo al lavoratore. Ora non è più così: la convenienza fiscale è la stessa sia per il tradizionale premio di produttività sia per quello pagato attraverso la distribuzione degli utili. Questo modo di pagare i premi riconosce concretamente la partecipazione dei lavoratori ai successi dell’impresa e soprattutto lega il premio a un parametro oggettivo che dovrebbe riflettere la produttività aziendale.

I dati dell’Inps ci dicono che nel 2014 circa 10mila aziende hanno beneficiato degli sgravi di produttività previsti all’interno di contratti aziendali e circa 30mila aziende (più piccole, di norma imprese artigiane) all’interno di contratti territoriali. Partiamo quindi da un numero di imprese che fanno contrattazione integrativa piuttosto basso. I prossimi anni potranno dire se la strategia di non puntare solo sugli sgravi, ma di allargare il menù della contrattazione al welfare e alla distribuzione degli utili avrà raggiunto l’obiettivo di aumentare la diffusione dei contratti integrativi.

LA VOCE iNFO

Promotori e consulenti litigano sulla classificazione di «indipendente» nella riforma del Tuf

Botta e risposta tra i promotori finanziari e i consulenti finanziari indipendenti. Domenica scorsa il Congresso Anasf ha approvato una mozione per dare mandato al rieletto presidente dell’associazione dei promotori finanziari, Maurizio Bufi, «a mettere in atto azioni concrete affinché l’art. 18 bis del Tuf classifichi i consulenti fee only come consulenti finanziari elidendo il termine indipendenti».

Il passaggio parlamentare

Un’indicazione ben precisa che pone nuovamente in luce la tematica della definizione dei consulenti finanziari all’interno del futuro Albo dei Consulenti, previsto dal Disegno di Legge in discussione in questi giorni in Parlamento: il termine per presentare emendamenti in Commissione Finanze alla Camera è previsto per martedì prossimo 17 novembre, alle ore 12. Il relatore al provvedimento, Giulio Cesare Sottanelli, punta al via libera del provvedimento da parte di Montecitorio entro questo mese. «Dipende – osserva il parlamentare di Scelta Civica – dal numero degli emendamenti che verranno presentati». Il testo, era stato preannunciato la settimana scorsa, verrà “migliorato” in seconda lettura e il relatore considera possibile l’approvazione definitiva delle nuove norme sulla consulenza finanziaria da parte di Palazzo Madama entro la fine di quest’anno. Tra gli altri emendamenti adesso c’è quindi da attendersi uno per eliminare il termine indipendenti per i consulenti fee only.

La chiave di lettura Anasf

In particolare l’Anasf intende proporre di eliminare il termine indipendente nella definizione dei consulenti finanziari fee only sulla base di una valutazione del testo della nuova direttiva Mifid2 che entrerà in vigore all’inizio del 2017, salvo proroga ormai sempre più probabile di un anno.

Nella Mifid2 viene infatti disciplinata la consulenza in materia di investimenti fornita su base indipendente, come declinazione o tipologia del servizio di consulenza finanziaria. Tale attività potrà essere svolta da tutte le imprese di investimento e dagli intermediari che decideranno di sottostare alle specifiche regole di condotta, senza alcuna limitazione o riferimento al proprio status soggettivo. Sarebbe quindi fuorviante, secondo l’interpretazione dell’Anasf, adottare nell’Albo Unico una definizione “soggettiva” del consulente finanziario indipendente.

La replica di Ascosim

«A nostro avviso – spiega Massimo Scolari, direttore generale di Ascosim (Associazione delle Società di consulenza finanziaria) – questa interpretazione fornita dall’Anasf è senz’altro corretta ma occorre ricordare che nella Mifid2, in particolare negli Atti Delegati di implementazione che la Commissione Europea dovrebbe a breve pubblicare, sarà anche previsto che, nel caso un operatore svolga entrambe le tipologie di consulenza (indipendente e non indipendente) non potrà presentarsi come consulente indipendente. La Mifid2 quindi, pur offrendo a tutti gli intermediari la possibilità di scegliere il modello di servizio da adottare nella consulenza, non elimina il profilo soggettivo distintivo. Ne consegue che il termine “consulente indipendente” potrà essere adottato, nelle comunicazioni pubbliche, solo dai soggetti che svolgono, come unica modalità, il servizio di consulenza su base indipendente».

RAPPRESENTANZE SINDACALI 

ANAPA

Conto alla rovescia verso il I Congresso di ANAPA e la nascita di una nuova associazione di rappresentanzaAPA

Mancano pochi giorni all’evento che vedrà anche la nascita della nuova associazione di rappresentanza degli agenti professionisti di assicurazione grazie all’unificazione tra ANAPA ed UNAPASS ed alla componente dell’Associazione Agenti UnipolSai, elemento che apre la strada alla partecipazione attiva dei Gruppi Agenti ad una rappresentanza sindacale di primo livello

E’ previsto il tutto esaurito per quello che si professa come “l’evento dell’anno” nel mondo dell’intermediazione assicurativa. A pochi giorni dal primo Congresso Nazionale che si terrà il prossimo 19 novembre a Roma, ANAPA, l’associazione Nazionale Agenti Professionisti di Assicurazione conferma la presenza ai lavori da parte di relatori di spicco ed esponenti di primo piano del Governo e del settore assicurativo. È inoltre tutto pronto per l’altra grande novità che sarà annunciata quel giorno, ossia l’unificazione di ANAPA con UNAPASS, che darà vita ad un nuovo sodalizio “più forte politicamente, più ampio rappresentativamente, più dotato e capace organizzativamente”. Un’associazione, sottolinea ANAPA, “nella quale anche i Gruppi Agenti avranno un importante ruolo dialettico per la costruzione del nuovo agente del futuro, aperto al mercato, pronto a coglierne le sfide, senza dimenticare la storicità e responsabilità del proprio ruolo”.

“Erano anni, decenni, che si parlava di unificazione con altri soggetti sindacali, noi oggi l’abbiamo realizzata – ha dichiarato Vincenzo Cirasola, presidente nazionale di ANAPA –. Per questo grande traguardo desidero ringraziare con un sincero abbraccio il presidente (di UNAPASS, ndIMC) Massimo Congiu, per il coraggio dimostrato e per quanto fatto in questi anni a favore della categoria. Un grazie anche all’AAU – Associazione Agenti UnipolSai –, in particolare al presidente Enzo Sivori, che si è adoperato fattivamente nella fase costituente di questa nuova associazione, facendone parte come protagonista”.

“Stiamo dando vita ad un modo nuovo di fare e di essere rappresentanza sindacale – ha aggiunto Congiu – prendendo anche spunto dal modello francese di Agea; l’entusiasmo con cui i colleghi stanno sottoscrivendo le numerosissime adesioni conferma che la strada intrapresa è quella giusta. Accanto ad ANAPA Rete ImpresAgenzia ci sarà uno strumento fortemente innovativo con la funzione di centro studi, pubbliche relazioni, rete di solidarietà per e tra Colleghi. Il 19 novembre si cambia davvero!”.

“Una data fondamentale per l’evoluzione e la semplificazione della rappresentanza generalista italiana, che vedrà le sigle sindacali ridursi da tre a due – ha sottolineato Sivori –. Il ruolo decisionale riconosciuto ai Gruppi Agenti, con la partecipazione di diritto agli organi esecutivi della nuova Associazione, costituisce il superamento della storica dicotomia sindacati/gruppi agenti e pone le basi per una rinnovata autorevolezza nel coniugare statuizioni di primo livello e declinazioni economiche di secondo. Spiace rilevare che SNA, non aderendo all’iniziativa costituente, abbia ancora una volta perso l’occasione per la creazione di un’unica e forte Associazione di categoria”.

INTERMEDIA CHANNEL

SNA

ENBAss, SNA chiede lo scioglimento e la liquidazione: la risposta del presidente Pistone

Dopo la mancata ratifica del CCNL 2011 da parte del Comitato Centrale SNA e la sottoscrizione nel novembre 2014 di un proprio contratto collettivo dei dipendenti delle agenzie assicurative, il Sindacato Nazionale Agenti scrive ad ENBAss (Ente Nazionale Bilaterale del settore Agenzie di Assicurazione) ed alle Parti Sociali chiedendo lo scioglimento e la liquidazione dell’Ente. Incontriamo il presidente di ENBAss, Pier Giorgio Pistone (nella foto), che ci aggiorna sulla situazione.

Domanda. Dottor Pistone, circa un mese fa lo SNA ha richiesto lo scioglimento e la liquidazione di ENBAss, argomentando di non aver sottoscritto l’accordo di rinnovo del CCNL del 20 novembre 2014, al quale hanno invece aderito UNAPASS, ANAPA, FIBA-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL, FNA. Secondo questa impostazione sarebbe pertanto stato istituito un “nuovo ente bilaterale ENBAss”, da non “confondersi, con l’ENBAss costituito nel 2004 in forza del CCNL” del maggio 2001. Ci può spiegare cosa sta succedendo?

Risposta. Prima di procedere all’analisi delle argomentazioni di SNA, appare utile una preliminare ricostruzione dei fatti di maggiore rilievo, relativi alla costituzione e alla regolamentazione di ENBAss.

Solo nel 2010 (a sei anni di distanza dalla sua costituzione, ndIMC) si è provveduto alla nomina dei rappresentanti di ENBAss, pur essendo questa già prevista nel CCNL/ASS (il contratto collettivo dei dipendenti delle agenzie di assicurazione) del maggio 2001 sottoscritto da SNA, UNAPASS, FIBA-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL, FNA nel quale era stata prevista la nascita di un Ente Bilaterale; il 4 febbraio 2011 è stato poi sottoscritto dalle stesse Parti Sociali il rinnovo del CCNL/ASS che stabiliva per quest’ultimo un periodo di validità dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2012.

Purtroppo lo SNA in seguito non ha ratificato la firma di adesione della propria delegazione all’accordo di rinnovo. Questo CCNL di settore è stato successivamente rinnovato, compresa la parte relativa all’Ente Bilaterale, mediante l’accordo del 20 novembre 2014 sottoscritto da ANAPA, UNAPASS, FIBA-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL e FNA.

D. Nel frattempo, però, il 10 novembre 2014 è stato stipulato, in via di contrattazione separata, un CCNL relativo al settore credito e assicurazioni, sottoscritto esclusivamente da SNA, CPMI Italia, FESICA-CONFSAL, CONFSAL-FISALS. Attraverso questo CCNL “di rottura”, SNA con le relative controparti ha istituito un proprio sistema di bilateralità, dissociandosi dal CCNL di settore e da ENBAss. E perciò?

R. ANAPA, UNAPASS, FIBA-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL, FNA hanno quindi preso atto della dissociazione di SNA dal sistema contrattuale delineato con il CCNL/ASS e dell’avvio da parte di detta organizzazione di una contrattazione collettiva separata, con istituzione di un proprio specifico sistema di bilateralità.

D. Questa dissociazione è stata espressa in via ufficiale?

R. La scelta è stata formalizzata da SNA con un comunicato del 12 novembre 2014 e con le dimissioni di tutti i componenti nominati dal Sindacato Nazionale dalle strutture di ENBAss. L’Ente ha preso atto delle due scelte di SNA con propria Raccomandata via PEC, certificando l’uscita da ENBAss.

D. E a questo punto cosa è stato deciso dalle altre parti sociali?

ANAPA, UNAPASS, FIBA-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL, FNA, a seguito della scelta di dissociazione del Sindacato Nazionale, hanno poi inteso ribadire i principi della bilateralità delineati con il CCNL/ASS e hanno convenuto di adeguare funzioni, competenze e modalità di governo di ENBAss, sottoscrivendo un apposito protocollo il 6 marzo 2015 per confermare l’applicazione degli art. del CCNL posti a fondamento dell’Ente Bilaterale ininterrottamente dal 2001.

D. SNA però asserisce che vi sia stata la costituzione di un nuovo ente bilaterale ENBAss, mediante approvazione di un nuovo statuto.

R. Questa affermazione di SNA, secondo cui si sarebbe costituito un nuovo sistema di bilateralità, è del tutto priva di fondamento e deve essere smentita con forza. La realtà è che il sistema di bilateralità attuato mediante ENBAss è stato istituito con il CCNL/ASS del 25 maggio 2001, rimodulato con l’accordo di rinnovo del luglio 2007 e definitivamente finalizzato per mezzo dell’accordo di rinnovo del CCNL/ASS del 20 novembre 2014. Il tutto è avvenuto senza alcuna soluzione di continuità. Si potrebbe parlare dell’istituzione di un nuovo sistema di bilateralità solo qualora l’accordo del novembre 2014 fosse un nuovo CCNL che istituisse e regolamentasse un inedito sistema di bilateralità. Ma questo, come noto a tutti (organizzazioni firmatarie, aziende, lavoratori), non è affatto vero.

Del resto, che quello del 20 novembre 2014 fosse un accordo di rinnovo del CCNL/ASS, e non già un cd. “nuovo” CCNL, è stato chiarito nel 2015 anche dal Ministero del Lavoro il quale, dopo la Nota dello scorso 24 marzo (n. 5623, ndIMC), in un verbale ispettivo redatto a seguito dell’accesso in un azienda ligure, ha avuto modo di definire che l’accordo del 20 novembre 2014 è l’unico ad avere validità di rinnovo contrattuale, ed è quello “maggiormente rappresentativo”, proprio a scapito del nuovo CCNL sottoscritto da SNA.

Con la conseguenza che sono le retribuzioni definite nell’accordo di rinnovo del CCNL/ASS del novembre 2014 che le aziende devono prendere a riferimento come base di calcolo per il versamento di contributi previdenziali e assistenziali, come quelli per ENBAss.

D. Ma allora non vi è la asserita diversità tra ENBAss come risultante dall’accordo di rinnovo del CCNL/ASS del 20 novembre 2014 e ENBAss istituito e regolato mediante CCNL/ASS del 25 maggio 2001.

R. Tutti i nostri consulenti lo certificano come ovvio; quel che è meno ovvio, e che SNA tenta artificiosamente di sottacere, è che il Sindacato Nazionale era parte di detto sistema contrattuale, salvo poi scegliere di dissociarsi dal sistema del CCNL/ASS e di sottoscrivere un separato CCNL, con un proprio sistema di bilateralità.

D. E cioè?

R. Come accertato anche dagli ispettori del Ministero del Lavoro, ENBAss è l’unico ente bilaterale riconducibile all’unico sistema contrattuale che regola il settore.

Il resto della contrattazione oggi esistente (CCNL/SNA) è valido per mere finalità sindacali, ma non ha alcun impatto sulle norme di legge che riguardano sia la retribuzione e che gli oneri contributivi.

L’ente bilaterale di CCNL/SNA è un mero “raccoglitore” di risorse economiche, non sostenuto da contrattazione collettiva che è conforme alla legge in materia di retribuzione e contribuzione. Rischia tanto, chi aderisce a detto sistema.

Il fatto che ENBAss sia pariteticamente gestito da rappresentanti delle organizzazioni firmatarie dell’accordo di rinnovo del CCNL/ASS del 20 novembre 2014 è una conseguenza ovvia.

D. Che cosa ha comportato?

R. Lo scorso 6 marzo ANAPA, UNAPASS, FIBA-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL, FNA hanno sottoscritto un protocollo per l’aggiornamento del modello di bilateralità previsto dall’accordo di rinnovo del CCNL/ASS del 20 novembre 2014. Mediante questo protocollo le parti hanno preso atto della dissociazione di SNA dal sistema contrattuale delineato con il CCNL/ASS e dell’avvio da parte di detta organizzazione sindacale di una contrattazione collettiva parallela con istituzione di un proprio sistema di bilateralità; hanno quindi inteso ribadire i principi della bilateralità delineati con il CCNL/ASS e hanno convenuto di adeguare funzioni, competenze e modalità di governo di ENBAss.

Infatti, preso atto della dissociazione di SNA dal CCNL/ASS e dalla relativa bilateralità, era imprescindibile l’esigenza di riformulare le regole di funzionamento di ENBAss al fine di garantire la piena applicazione del principio di pariteticità con riferimento alla composizione, alle competenze e al governo degli organi dell’ente bilaterale. In ragione di ciò sono stati semplicemente aggiornati lo Statuto e il Regolamento di ENBAss. Tra l’altro, preme sottolineare come, con l’accordo di rinnovo del CCNL/ASS del 20 novembre 2014, anche ANAPA abbia aderito a ENBAss e, dunque, sia divenuta socia di quest’ultimo.

D. Lo SNA chiede però di procedere allo scioglimento e alla liquidazione di ENBASS…

R.: Posto che il sistema contrattuale riferibile al CCNL/ASS è ad oggi valido ed efficace e che detto sistema prevede l’esistenza, le funzioni e la contribuzione a ENBAss, nonché che SNA si è dissociata da questo sistema contrattuale sottoscrivendo un separato CCNL che stabilisce un diverso sistema di bilateralità, non si comprende in nessun modo come SNA possa richiedere lo scioglimento e la liquidazione di ENBAss; ancor più se si considera che lo statuto dell’Ente prevede fin dall’inizio che la liquidazione sia su conforme deliberazione di tutte le Associazioni ed Organizzazioni stipulanti, e non di una sola, e a condizione che cessi l’efficacia generale per tutti gli appartenenti alla categoria delle disposizioni contenute nel CCNL in ordine all’accantonamento ed al versamento dei contributi.

Pertanto SNA, posta la sua dissociazione dal contratto collettivo, non ha potere alcuno di chiedere lo scioglimento e la liquidazione di ENBAss.

Del resto, proprio su precisa richiesta dei componenti dell’Esecutivo di ENBAss di nomina SNA, fu in passato deciso di non procedere a rimborsi per chi avesse chiesto di uscire dall’Ente; l’attuale Esecutivo, formato da ANAPA, UNAPASS, FIBA-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL, FNA, ha modificato tale delibera riconoscendo ad agenti e dipendenti una serie di servizi per i versamenti dal 2013 in poi.

D. Dovesse verificarsi lo scioglimento e la liquidazione dell’ENBAss, che fine farebbe eventualmente il patrimonio dell’Ente?

Il patrimonio netto risultante della eventuale e deprecata liquidazione dovrebbe essere obbligatoriamente devoluto ad attività assistenziali, con perdite per tutti, sia agenti che dipendenti. Cui prodest?

Intermedia Channel

 RISPARMIO GESTITO

Fineco è da record. E resterà tutta di Unicredit

I numeri di bilancio comunicati nel pomeriggio sono stati da record e superiori alle attese degli analisti di circa un 10%. Così ieri il titolo FinecoBank ha registrato a Piazza Affari un rialzo dell’1,15% raggiungendo quota 7,06 euro per azione. «In dieci mesi abbiamo superato la raccolta di tutto il 2014, che era già da record», ha dichiarato a MF-Milano Finanza l’amministratore delegato Alessandro Foti, «registrando il migliore trimestre in assoluto nella storia di Fineco».

Nei nove mesi l’utile netto è stato di 148,8 milioni, in crescita del 36,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e i ricavi totali hanno raggiunto 407,4 milioni, con un incremento del 22,2% rispetto a settembre 2014. Mentre la raccolta da inizio anno a fine ottobre è stata di 4,088 miliardi, in aumento del 33% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, e nel solo mese scorso è stata di 375,3 milioni, con un incremento del 26% rispetto a ottobre 2014. «Ci sono due trend strutturali che si stanno rafforzando mese dopo mese e che spiegano la crescita dei risultati della banca», aggiunge Foti. «Da una parte la sempre maggiore richiesta di consulenza da parte dei risparmiatori italiani perché i mercato sono più complessi, dall’altra il fatto che i clienti utilizzano sempre più i canali digitali. Si tratta di tendenze che vedono favorite la nostra società rispetto ad altri operatori».

Il modello della banca controllata da Unicreditprevede anche la presenza dell’attività di brokeraggio, i cui volumi aumentano al crescere della volatilità dei mercati, come avvenuto per esempio la scorsa estate. E anche per la fine dell’anno il trend resta positivo, con l’attesa di un buon dividendo. «Ottobre è stato un altro buon mese sul fronte della raccolta e ad oggi non c’è ragione per cui non prevedere un fine d’anno positivo a conferma del trend registrato finora», anche per quanto riguarda la cedola, ha aggiunto l’amministratore delegato. «L’anno scorso abbiamo pagato una cedola di 20 centesimi con un payout dell’81%, forse il più alto nell’ambito dell’industria finanziaria», ha sottolineato Foti. «E considerando la solidità finanziaria della banca (Cet1 ratio del 20,43%, ndr) continueremo a essere generosi anche con i nostri azionisti». Va avanti anche l’attività di reclutamento di nuovi promotori sul mercato, che pesano per circa un 15-20% sulla nuova raccolta della banca. «La nostra è soprattutto una crescita organica ma continuiamo a rafforzare la rete dei consulenti», spiega. «Da inizio anno abbiamo inserito circa 80 persone ed entro l’anno arriveremo ad un centinaio».

Quanto all’ipotesi, circolata nei giorni scorsim, secondo cui Unicredit potrebbe cedere una quota o addirittura il controllo di Fineco per rafforzare i propri requisiti patrimoniali, Foti smentisce qualunque piano di dismissione. «Sono voci che si alzano ogni volta che la banca deve comunicare bilanci», ha dichiarato. «Non c’è ragione per cuiUnicredit  debba rinunciare anche solo a una parte di una società profittevole e preziosa». La quotazione, avvenuta a luglio 2014, è stata utile perché «Unicredit  ha rinunciato a una fetta di risultati per far aumentare il valore dell’intera torta, rendendo Fineco  un’azienda più visibile e in grado di accelerare il proprio processo di sviluppo, ma oggi non avrebbe alcun senso vendere ancora, neppure un’ulteriore quota».

MF

Conti ok per Exor, ora Partner Re

Il valore netto degli asset (nav) sale a 11,1 mld. A fine settembre in cassa 1,17 miliardi di liquidità netta L’assemblea del riassicuratore statunitense convocata per il 19 novembre per dare l’ok all’acquisizione

di Andrea Di Biase

Il gruppo Exor  ha chiuso i nove mesi del 2015 con un utile netto consolidato di 611 milioni di euro, in crescita rispetto ai 142 milioni dello stesso periodo del 2014. L’incremento deriva principalmente dall’aumento delle plusvalenze nette per 626,2 milioni, di cui 522,1 relativi alla cessione di Cushman & Wakefield, in parte compensato dal calo nella quota del risultato delle partecipate (99 milioni) e dall’incremento degli oneri finanziari netti (34,8 milioni).

Nel terzo trimestre l’utile del gruppo Exor , presieduto da John Elkann, è stato di 391,7 milioni contro gli 84,6 milioni di un anno prima. A fine settembre il net asset value (nav) di Exor  era pari a 11,13 miliardi di euro, con un progresso del 9,5% rispetto ai 10,16 miliardi di fine 2014. Il patrimonio netto consolidato ammonta a 8,8 miliardi di euro, in crescita di 810 milioni rispetto ai 7,9 miliardi di fine 2014. La posizione finanziaria netta consolidata è positiva per 1,17 miliardi, con un incremento di 609 milioni rispetto a fine 2014.

Per quanto riguarda invece l’investimento in Partner Re, la società ha fatto sapere che il 14 settembre è terminato il periodo di «go shop», durante il quale PartnerRe non ha ricevuto offerte concorrenti all’operazione Exor . Il gruppo riassicurativo statunitense ha pertanto convocato l’assemblea straordinaria degli azionisti per il 19 novembre, con all’ordine del giorno la votazione della fusione per incorporazione di Pillar (società interamente controllata da Exor ) in PartnerRe.

Il perfezionamento dell’operazione è atteso non oltre il primo trimestre del 2016, subordinatamente all’ottenimento della necessaria approvazione da parte degli azionisti di PartnerRe e delle autorizzazioni di legge e al verificarsi delle altre consuete condizioni per il closing.

Exor  ha infine ricordato che il 16 ottobre scorso, in linea con quanto annunciato il 12 agosto, la società ha perfezionato l’acquisizione di 6,3 milioni di azioni ordinarie (pari al 27,8% della categoria) e di 1,26 milioni di azioni speciali B (100% della categoria) del gruppo The Economist da Pearson Group per un controvalore complessivo di 287 milioni di sterline (392,5 milioni di euro). Exor  è ora il principale azionista di The Economist ed è destinata a crescere fino al 43,4% del capitale. Gli analisti di Equita per la fine di quest’anno si aspettano un utile netto di Exor  in aumento a 1,17 miliardi e un dividendo in linea con quello del 2014 (35 centesimi di euro).

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