20 Ottobre 2015 Commenti disabilitati su Rassegna Stampa 20 ottobre 2015 Visualizzazioni: 975 Rassegna stampa

Rassegna Stampa 20 ottobre 2015

 

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  • DAL MERCATO ASSICURATIVO

LE COMPAGNIE ITALIANE SONO PRONTE PER LA RIVOLUZIONE DIGITALE?

L’82% delle compagnie assicurative italiane ritiene che la digitalizzazione rappresenti un key driver per lo sviluppo del business, ma solo il 5% ne ha completato l’attuazione: queste sono alcune delle evidenze emerse da una ricerca condotta da Celent, Oliver Wyman Group, per la società di software RGI.

Lo studio ‘Digital Future – How ready are Italian Insurers?‘, presentato durante RGI Next – Back to the Future, l’appuntamento annuale che coinvolge i C-level delle maggiori compagnie assicurative italiane ed internazionali,  ha analizzato il livello di digitalizzazione dell’industry italiana dell’assicurazione e le aspettative da parte dei consumatori.

Mentre il 79% delle compagnie assicurative è a conoscenza della necessità di fornire buoni prodotti a prezzi competitivi, valore importante per il 66% dei consumatori, si assiste ad una forte sottovalutazione sull’importanza di fornire innovazioni di prodotto e applicazioni tecnologiche per l’uso dei servizi, con un gap tra la consapevolezza delle Società (rispettivamente 29% e 25%) e le reali richieste dei clienti che ne manifestano la rilevanza rispettivamente al 46 e al 44%.

Inoltre secondo i consumatori, la sicurezza finanziaria si colloca al primo posto tra le caratteristiche richieste a una compagnia, con il 69% di preferenze, seguita oltre che dai prezzi competitivi (66%) anche dal bisogno di un’offerta personalizzata (64%).

Quello che emerge sempre più chiaramente è un cliente finale maturo per beneficiare di servizi digitali oltre ai servizi tradizionali. La digitalizzazione offre alle compagnie assicurative una chiave d’accesso straordinaria per colmare questi gap e sviluppare, attraverso l’innovazione, il business di domani – commenta Vito Rocca, CEO di RGI. 

Intermedia Channel

POLIZZE VITA, L’IVASS TAGLIA IL RENDIMENTO AL 3%

I tassi d’interesse calano e anche le promesse di rendimento delle polizze Vita si assottigliano inesorabilmente. La novità è contenuta in una lettera inviata dall’Ivass alle compagnie. L’istituto di controllo presieduto da Salvatore Rossi ha obbligato le assicurazioni ad abbassare dal 4 al 3% il tasso di rendimento da utilizzare nella redazione dei progetti esemplificativi e che viene utilizzato anche per calcolare l’indicatore sintetico dei costi delle polizze.

Mf

DEMATERIALIZZAZIONE CONTRASSEGNO RC AUTO, LE INDICAZIONI IVASS AGLI AUTOMOBILISTI

Con un comunicato diffuso attraverso il proprio sito istituzionale, anche l’IVASS ricorda agli automobilisti che dal prossimo 18 ottobre cessa l’obbligo di esposizione del contrassegno di assicurazione Rc Auto su tutti i veicoli a motore. L’Istituto rammenta altresì come resti fermo l’obbligo, previsto dall’articolo 180 del Codice della strada, di tenere a bordo del veicolo il certificato di assicurazione (vale a dire il documento che attesta la regolarità della copertura).

L’IVASS informa inoltre che, in caso di controlli delle autorità pubbliche, gli automobilisti possono dimostrare di avere ottemperato all’obbligo di assicurazione esibendo l’attestazione dell’avvenuta stipula del contratto e del pagamento del relativo premio, “che prevale in ogni caso rispetto a quanto accertato o contestato a seguito di consultazione” della banca dati delle coperture Rc Auto (sulla base dell’art. 31, comma 2bis, del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, coordinato con la legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27, recante “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”).

La menzionata banca dati, contenente le informazioni sulla copertura assicurativa dei veicoli, è istituita presso la Direzione generale per la Motorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed è alimentata dalle compagnie di assicurazione. Sul portale dell’automobilista è possibile verificare la presenza di copertura assicurativa sul veicolo.

Nel caso in cui il consumatore che ha regolarmente corrisposto il premio, sottolinea ancora l’Istituto, verifichi dalla consultazione del portale che il proprio veicolo non risulta assicurato “potrà tempestivamente segnalare la circostanza alla propria compagnia assicurativa ed, eventualmente, presentare reclamo all’IVASS”.

In caso di sinistro, informazioni di dettaglio sulla copertura assicurativa della controparte potranno inoltre essere richieste al Centro di Informazione Italiano istituito presso la CONSAP.

L’Istituto evidenza come sia stata avviata da tempo un’opera di sensibilizzazione e di verifica, presso le imprese di assicurazione, della corretta alimentazione delle banche dati previste dalla legge in materia di Rc Auto, compresa la banca dati in argomento. L’obiettivo della dematerializzazione del contrassegno “è principalmente quello di contrastare il fenomeno dell’evasione dell’obbligo assicurativo, anche al fine di promuovere significative riduzioni dei premi di assicurazione”.

La dematerializzazione del contrassegno segue quella dell’attestato di rischio, già realizzata dall’IVASS nel quadro delle iniziative tese al contrasto delle frodi assicurative e alla semplificazione degli adempimenti a carico dei consumatori e delle imprese per un recupero di efficienza del settore (a questo proposito, si può consultare il Regolamento IVASS n. 9 del 19 maggio 2015).

Intermedia Channel

GENERALI, UN LEONE DIGITALE: «COSÌ LE TARIFFE SCENDERANNO»

Parla Valter Trevisani, responsabile delle polizze di tutto il gruppo: «L’acquisizione di MyDrive darà benefìci concreti. Non solo nell’auto. A primavera la tecnologia disponibile per tutte le compagnie di Trieste»

L’uomo che sta cercando di togliere un po’ di polvere dal business delle Assicurazioni Generali, portando il Leone di Trieste sul terreno della rivoluzione digitale in atto, al fine di cogliere le opportunità che questa offre, è un solido udinese di 53 anni che ha navigato ogni mare.

Valter Trevisani siede oggi nell’ufficio che fu occupato dall’allora amministratore delegato Sergio Balbinot, in piazza Cordusio a Milano. Ed è un’occasione vederlo seduto, perché da quando entrò nella compagnia, era il primo dicembre 1988, Trevisani non è mai stato fermo: per Trieste ha lavorato in 57 Paesi del mondo ed è arrivato ad occuparsi contemporaneamente di 46 diversi territori, dall’Est Europa alla Cina. C’era lui dietro l’accordo del 2002 con la China National Petroleum Corporation, che fece di Generali il primo operatore del Ramo Vita nel Celeste impero. E sempre lui guidò l’accordo con il ceco Peter Kellner per Ppf. Per lavoro ha imparato ad apprezzare il fascino delle nuove sfide, ma coltiva il vizio della memoria. «Bisogna guardare avanti per vivere la vita — dice Trevisani a Corriere Economiama bisogna guardare indietro per capirla». Ha cominciato presto a uscire di casa. Per uno nato e legatissimo a Udine, capitale della Piccola patria, andare a studiare a Trieste è stata come la prima esperienza all’«estero».

Doveva ancora laurearsi in Economia e Commercio che vinse una borsa di studio alla Ferrari di Maranello. «Fu un sogno – ricorda – ebbi anche il privilegio di stringere la mano al commendator Ferrari». Tornato a Trieste concluse gli studi e, subito dopo, mise piede al Credito Italiano. Pochi mesi, poi la chiamata del Leone. «Le Generali mi conquistarono per la loro apertura internazionale, la capacità di vivere una dimensione globale partendo da una realtà solidamente italiana. È stata una scelta di cui non mi sono mai pentito. E ho trovato in giro per il mondo tracce di una storia affascinante: solo nell’Est Europa fino alla Seconda guerra mondiale, Generali era presente con 14 compagnie in dieci mercati. Ben 186 immobili in questi territori portavano le insegne — e in diversi casi portano ancora — della compagnia. Vi assicuro, ritrovarli è stata un’emozione».

Sulle orme di Kafka, Trevisani ha trascorso una vita professionale, divenendo il responsabile di tutte le attività assicurative e riassicurative del gruppo al di fuori dei confini italiani. Poi, con l’arrivo di Mario Greco, a metà del 2012, al suo puzzle di responsabilità, già molto ampio, si unisce l’ultimo tassello, il mercato domestico delle Generali, e lui diviene Group Head of Insurance and Reinsurance.

La svolta con Greco

«All’arrivo di Greco — spiega Trevisani — la compagnia si è trovata ad operare in un contesto economico caratterizzato da tassi in forte riduzione e da un’ elevata volatilità sui mercati finanziari. Venendo meno alcuni parametri che avevano caratterizzato l’operatività degli anni passati, si è rimodulato la nostra attività puntando su due aspetti: eccellenza tecnica e focus sul core business assicurativo per arrivare a una maggiore redditività tecnica del nostro portafoglio». Focus sui numeri e grande attenzione al digitale. Il futuro (anche delle assicurazioni) è lì. E per dare sostanza alle parole le Generali hanno fatto shopping, acquisendo la londinese MyDrive Solutions, azienda fondata nel 2010 che si occupa di analisi dei dati, finalizzati alla profilazione degli stili di guida. L’idea è semplice, ma la realizzazione richiede una architettura complessa: dall’analisi delle abitudini di guida si può meglio stabilire il profilo di rischio dell’assicurato. Un risultato che già le esistenti scatole nere riuscivano, in parte, a raggiungere. MyDrive permette una raccolta di dati estremamente più ampia e in tempo reale e, dalla primavera del 2016, sarà disponibile per tutte le compagnie del gruppo.

«L’algoritmo di MyDrive — spiega Trevisani — fornisce una serie di dati che consentono di integrare le tradizionali garanzie della Rc auto con servizi addizionali, che vanno dalle previsioni meteo alle condizioni del traffico, traendo dalle abitudini di guida dei clienti indicazioni utili alla prevenzione e che consentono una sofisticazione del prezzo, che diventa in questo modo taylor made , modellato sulle esigenze del singolo assicurato».

Algoritmi

L’algoritmo combina 72 diversi parametri e da un lato consente di modellare le tecniche di prevenzione, dall’altro permette una maggiore graduazione del rischio. Con un effetto benefico a livello tariffario per il cliente e un minor costo medio del sinistro a carico della compagnia. «Gli anni a venire — sottolinea Trevisani — saranno caratterizzati da una trasformazione importante, ovvero l’impiego dei dati nei processi decisionali. L’Italia, in questo settore, è all’avanguardia, nella telematica è il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti. Nei prossimi tre anni mi attendo che le auto propongano come primo equipaggiamento la scatola nera e allora inevitabilmente la creazione di valore sarà sempre più legata al grado di sofisticazione dell’offerta». La polvere sta scivolando via.

Corriere Economia

QUELLE ASSICURAZIONI CHE MOLTI PAGANO E NON SANNO DI AVERE

Al ministero della Salute esiste l’anagrafe dei fondi integrativi alla quale però i cittadini non possono accedere. E così rischiano di perdere i benefici

Incredibile ma vero: oltre 15 milioni di italiani possono godere di una forma di assistenza sanitaria integrativa ma molti lo ignorano, o probabilmente se ne dimenticano al momento di prenotare una visita di controllo o un ricovero ospedaliero. Lo sanno bene quanti se la pagano autonomamente o sono dipendenti di un’azienda che offre questi servizi come benefit. Ma la copertura integrativa (fondo, cassa mutua, assicurazione) è prevista automaticamente da molti contratti nazionali di lavoro e spesso i dipendenti non hanno informazioni adeguate. Non sanno che potrebbero recarsi in strutture sanitarie convenzionate di alta specializzazione senza pagare (oppure ottenendo un rimborso) e saltando ticket e lunghe liste d’attesa.

Le forme di assistenza sanitaria integrativa sono tre. I fondi (collettivi o aziendali) previsti dai contratti di lavoro o da accordi interni alle aziende offrono prestazioni che completano o sostituiscono quelle del Servizio sanitario nazionale, oppure si aggiungono a ciò che non è compreso nei livelli essenziali di assistenza. Le casse invece operano in via indiretta, cioè con rimborsi ai propri iscritti che generalmente sono professionisti iscritti ad albi. La terza forma sono le polizze assicurative volontarie, che garantiscono prestazioni sanitarie dietro pagamento di un premio annuale.

L’elenco delle casse e dei fondi sanitari integrativi è sterminato. Ne beneficiano moltissime categorie di lavoratori, dai bancari agli allevatori, dai dirigenti industriali ai florovivaisti, dai geometri ai vigilantes, dai lavoratori autonomi ai notai, e poi psicologi, ragionieri, giornalisti, spedizionieri, dipendenti di imprese di pulizie e, ovviamente, i parlamentari. Di solito è possibile estendere la copertura sanitaria ai familiari pagando somme aggiuntive stabilite dai vari enti. In alcuni casi l’assistenza goduta durante l’attività lavorativa viene estesa anche alla pensione.

Al ministero della Salute esiste un’anagrafe dei fondi integrativi, ma al Siaf (Servizio informativo anagrafe fondi) i cittadini non possono accedere. Per sapere se ha diritto a un’assistenza sanitaria supplementare, un lavoratore dipendente deve controllare la busta paga e cercare l’eventuale voce con le trattenute per il fondo sanitario di categoria o la cassa mutua. Tuttavia molte strutture private hanno siti internet oppure call-center cui un lavoratore può rivolgersi per sapere se esiste una convenzione con il proprio fondo di categoria.

In base agli accordi stipulati tra le casse integrative e le varie realtà di assistenza, la copertura complementare consente di essere curati senza anticipare le spese sanitarie, oppure di ricevere un rimborso (totale o parziale) al termine delle prestazioni ricevute in una clinica, ambulatorio, centro analisi, o da un professionista di fiducia. Talune realtà offrono servizi aggiuntivi, come per esempio il Gruppo Villa Maria che gestisce le Terme di Castrocaro.

Non è soltanto una questione di soldi, che comunque sarebbe già tanto. Sfruttando come si deve le coperture integrative spesso ignorate o dimenticate, si possono saltare le code, avere esiti di esami in tempi brevi, ricoveri più rapidi, un livello di ospitalità superiore (camere riservate o con un secondo letto per una persona di aiuto). E senza spendere più di quello che richiederebbe il Servizio sanitario nazionale.

IL GIORNALE

ADDIO AL CONTRASSEGNO RC AUTO, GENIALLOYD INTRODUCE SCONTI PER CHI PASSA AL DIGITALE

La compagnia diretta del gruppo Allianz, con un servizio analogo a quello presentato alcuni giorni addietro proprio da Allianz Italia, include nella propria App ufficiale anche il servizio per verificare in caso di sinistro se la controparte è assicurata

Dopo quasi 50 anni, la giornata del 18 ottobre, con l’introduzione della dematerializzazione del contrassegno assicurativo Rc Auto, ha segnato la fine dell’esposizione obbligatoria dello stesso sul parabrezza di 36 milioni di veicoli in Italia. Genialloyd, società appartenente al Gruppo Allianz e prima compagnia diretta in Italia con 1,5 milioni di polizze, offre due ulteriori servizi: uno sconto di 9 Euro sulle nuove polizze per chi decide di rinunciare alla documentazione cartacea e accetta di ricevere comunicazioni solo digitali e la verifica tramite App (con un servizio analogo a quello presentato alcuni giorni addietro da Allianz Italia) della copertura assicurativa dei veicoli controparte in un sinistro.

Su tutti i nuovi preventivi auto, moto e autocarro – si legge in una nota – chi sceglie di ricevere tutta la documentazione esclusivamente via e-mail otterrà un effettivo sconto sul premio, mentre con la nuova App Genialloyd (scaricabile gratuitamente da Apple Store e Google Play) utilizzando la sola targa si potrà verificare in tempo reale se un veicolo coinvolto in un sinistro è assicurato o meno, servizio “di grande utilità” dopo la scomparsa del contrassegno dal parabrezza.

Intermedia Channel

MARIA BIANCA FARINA, AD DI POSTE VITA, IN POLE POSITION PER IL VERTICE ANIA

La “Signora delle Polizze” è a capo della compagnia del Gruppo guidato da Francesco Caio che è il vero motore della sua redditività. Dai 5,5 miliardi raccolti nel 2007 ai 15,4 del 2014. A dicembre la scelta per la lobby delle assicurazioni

L’hanno chiamata la Signora delle Polizze o anche la Signora delle Assicurazioni. Per via dei suoi successi in Poste Vita, cresciuta dai 5,5 miliardi di raccolta nel 2007 (anno del suo arrivo nel gruppo ora in via di privatizzazione) ai 15,4 miliardi del 2014. Una progressione certo sorprendente, che rende assai più appetibile, oggi, la quotazione di Poste. Ma Maria Bianca Farina (nella foto) è, semplicemente, una manager che fa dell’understatement il suo credo. Lavorare in silenzio e “parlare con i fatti” – come usa dire lei e come agli italiani piacerebbe che i politici e i grand commis dello Stato facessero – sono il tratto distintivo della sua azione.

Di lei si parla, fin dallo scorso anno, come di una possibile sosùtuta di Aldo Minucci alla presidenza dell’Ania, l’associazione delle imprese assicurative, di cui lei è già peraltro vicepresidente. Minucci, dopo due mandati pieno e la proroga eccezionale di un anno, non potrà essere più riconfermato. I giochi, dicono le persone più informate, non sono ancora stati fatti “ma si faranno – dice una fonte riservata – probabilmente più a ridosso della scadenza di dicembre”.

Il profilo di Farina sembra attagliarsi bene a un’associazione che sente di essere diventata più debole di una volta e punta a riconquistare l’egemonia culturale di un tempo, quando era una lobby molto ascoltata a livello politico. Certo i tempi sono cambiati e tutte le lobby associative, a cominciare da Confindustria e dalle stesse organizzazioni sindacali dei lavoratori, hanno perso presa sul parlamento e sui politici, forse anche perché sono cambiate rapidamente le classi dirigenti e il loro modus operandi.

Nel suo understatement di fondo, Farina ha però solidi riferimenti. Non è un caso che sia stata nominata da Papa Francesco nel direttivo dell’Autorità di informazione finanziaria in Vaticano, l’istituto competente per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio. La sua nomina è, fra le altre, un forte segnale di svolta per un mondo – la finanza vaticana – fino a tempi recenti molto chiacchierata. Per essere la “finanziera del Papa” occorre indubbiamente una reputazione generale di rigore etico e di competenza.

Sotto vari punti di vista, Farina è un unicum nel nostro panorama manageriale. Entrata a soli 22 anni in Ina Assitalia, ha assistito prima alla trasformazione in Spa di quella che era un tempo la “compagnia di Stato”, con il carico di contraddizioni e di contaminazione del pubblico sul privato. E poi alla privatizzazione di Ina che la porterà definitivamente sotto l’ombrello del gruppo Generali fino alla sparizione come compagnia autonoma.

In Ina, Farina aveva percorso i vari gradini, da capufficio fino a vice direttore generale. In Generali aveva conservato il ruolo e avrebbe potuto anche rispondere “hic manebimus optime” davanti alla proposta, nel 2007, di diventare amministratore delegato di Poste Vita. Ma decise invece di accettare la nuova sfida, a un’età in cui molti altri avrebbero tirato i remi in barca. Poste Vita veleggiava intorno ai 5 miliardi di raccolta da diversi anni. Ma il nuovo ad imprime quasi subito una spinta fuori dal comune: nel 2009 ha già raggiunto i 7,1 miliardi, nel 2010 i 9,5. E poi via, fino ai 15,4 del 2014 (e con un 2015 ancora in forte crescita).

Il segreto del suo successo? «Aver saputo creare con la rete di vendita di Poste un feeling speciale – afferma un esperto del settore assicurativo –. I 70 mila dipendenti della rete di Poste (su 134 mila totali) che vendono polizze la idolatrano». E davvero nessuno riuscirebbe a far decollare così tanto la raccolta senza un coinvolgimento della rete.

Davanti a così tanti e incontestabili successi, nessuno può mettere in discussione il suo ruolo in Poste. Il suo incarico, nonostante l’età davvero non più giovanile (sebbene chi lavora con lei racconti che sia piena di energie più di una ventenne) terminerà nel 2017. Quindi teoricamente Farina potrebbe chiamarsi fuori dalla “lotta” per la presidenza dell’Ania (una poltrona che è incompatibile con il mantenimento di una carica operativa qual è quella di amministratore delegato).

Tuttavia a volte si presentano delle “finestre” di opportunità che non sono disponibili per sempre. Quindi potrebbe lei stessa cambiare idea e proporsi per la presidenza dell’Ania, lasciando il ruolo operativo in Poste Vita. In questo caso, però, sarebbe proprio Caio a rimpiangerla. Il composito business delle Poste ha nella compagnia un fattore chiave di redditività. Basta pensare che un paio d’anni fa fu valutata al Mef la possibilità, poi scartata, di portare in Borsa solo Poste Vita.

AFFARI & FINANZA

RICERCA CELENT PER RGI SULLA DIGITALIZZAZIONE DELLE COMPAGNIE ASSICURATIVE

Digitalizzare è un elemento chiave per l’82% delle Compagnie Assicurative, ma solo il 5% ne ha completato la sua strategia. A RGI Next – Back to the Future, evento annuale della società leader in Europa nella produzione di software per le compagnie assicurative, presentato PASS_Insurance, “nuova era” della digitalizzazione del mercato assicurativo

L’82% delle compagnie assicurative italiane ritiene che la digitalizzazione rappresenti un elemento chiave per lo sviluppo del business, ma solo il 5% ne ha completato l’attuazione: queste sono alcune delle evidenze emerse da una ricerca condotta da Celent (Oliver Wyman Group) per RGI, la società italiana leader in Europa nella realizzazione di software per il settore assicurativo.

Lo studio ‘Insurance, Digitization and the Italian Market – How ready are Italian Insurers?’*, presentato durante RGI Next – Back to the Future, l’appuntamento annuale che coinvolge i C-level (le figure societarie di alto profilo, tra le quali, amministratori delegati, direttori finanziari, direttori operativi, responsabili marketing, responsabili tecnici/tecnologici…) delle maggiori compagnie assicurative italiane ed internazionali, ha analizzato il livello di digitalizzazione dell’industria italiana dell’assicurazione e le aspettative da parte dei consumatori.

Mentre il 79% delle compagnie assicurative è a conoscenza della necessità di fornire buoni prodotti a prezzi competitivi, valore importante per il 66% dei consumatori, si assiste ad una forte sottovalutazione sull’importanza di fornire innovazioni di prodotto e applicazioni tecnologiche per l’uso dei servizi, con un gap tra la consapevolezza delle Società (rispettivamente 29% e 25%) e le reali richieste dei clienti che ne manifestano la rilevanza rispettivamente al 46 e al 44%.

Inoltre secondo i consumatori, la sicurezza finanziaria si colloca al primo posto tra le caratteristiche richieste a una compagnia, con il 69% di preferenze, seguita oltre che dai prezzi competitivi (66%) anche dal bisogno di un’offerta personalizzata (64%).

Assicurazioni e Roberto Lecciso, COO di Helvetia.

Nei workshop – prosegue la nota – sono emersi anche trend tecnologici del mercato e le applicazioni più significative della digitalizzazione in campo assicurativo: da efficienti e migliori strumenti di analisi alla rimozione di ridondanze e sprechi nei processi, dalla personalizzazione dei prodotti fino ovviamente all’innovazione dell’offerta digitale.

Intermedia Channel

FLOTTE AZIENDALI: LE ASSICURAZIONI? LEVA DI FÌDELIZZAZIONE

La componente assicurativa, vista finora solo come un costo nella gestione dell’auto, può fornire servizi evoluti personalizzati, con l’aiuto della telematica, e incrementare i ricav

“Quello che emerge sempre più chiaramente è un cliente finale maturo per beneficiare di servizi digitali oltre ai servizi tradizionali. La digitalizzazione offre alle compagnie assicurative una chiave d’accesso straordinaria per colmare questi gap e sviluppare, attraverso l’innovazione, il business di domani – commenta Vito Rocca, CEO di RGI –. Oggi RGI, con la suite di prodotto PASS_Insurance 2.0, ha la soluzione per abilitare il processo di trasformazione digitale e traghettare il business delle compagnie assicurative da un modello tradizionale verso il modello digitale”.

La nuova soluzione elaborata da RGI – si legge in una nota – “è una piattaforma software scalabile e modulare, pensata per la gestione di tutto il ciclo di vita delle polizze assicurative, con innovative caratteristiche e funzionalità per le società assicurative che ottimizzano la user experience in termini di mobile e multicanalità, offrendo un’esperienza utente che si avvicina più a un sistema B2C che a un B2B. Le informazioni sono infatti incluse all’interno di una dashboard personalizzabile composta da una serie di widget che permetteranno di accedere a tutte le funzionalità interne dell’applicativo secondo le diverse esigenze”.

Bisogni emersi anche durante i workshop realizzati durante l’evento RGI Next sulle linee di business Danni, Vita e Sinistri, a cui hanno partecipato come relatori Carlo Menozzi, direttore generale di Credem Assicurazioni e CredemVita, Davide Berveglieri, direttore Bancassurance Commerciale e Gestione e Damiano Fusina, Sviluppo Diretta BU Bancassicurazione di Cattolica i post vendita

Il rapporto fra compagnie assicurative e società di noleggio è pronto a vivere una rinnovata stagione d’intesa. La ragione è semplice: la componente assicurativa, che fino a qualche tempo fa era vista solo come elemento di costo, è diventata ora strategica anche per incrementare il fatturato in termini di post vendita, soprattutto se gestita nell’ottica della personalizzazione dei servizi e della telematica. Come spiegato in occasione di un convegno organizzato a Milano da Aon Benfield, se fino a qualche anno fa le compagnie di assicurazione non avevano grande interesse a lavorare con le società che forniscono grandi parchi auto alle imprese, ora le cose sono cambiate. Il “merito” è soprattutto della discesa della frequenza dei sinistri delle auto aziendali, passata dal 9 al 6%, per effetto del minore utilizzo dei veicoli (complice anche la crisi economica), ma anche della diffusione di tecnologie di controllo a distanza, come le scatole nere. Fattori che hanno riacceso l’interesse delle compagnie assicurative e riassicurative.

«Siamo stati i primi ad avere colto il cambiamento in atto, ad avere compreso il nuovo paradigma nella relazione tra il settore dell’automotive e quello assicurativo; è per questo che abbiamo creato Aon Re Trust Broker, società controllata da Aon Benfield Italia, in grado di comprendere le diverse esigenze dei singoli player e fornire servizi personalizzati e altamente specializzati», ha spiegato Gianluca Venturini Guerrini, amministratore delegato di Aon Benfield Italia. Quello che spesso manca oggi è una figura commerciale che possa diventare un riferimento univoco per tutti gli attori ed essere in grado di “assegnare” a ciascuno una parte importante nell’universo assicurativo, tutto all’insegna della sinergia.

Aon, colosso mondiale del brokeraggio riassicurativo con un un network internazionale di oltre 80 uffici in 50 Paesi, ha sottolineato come oggi almeno il 70% delle coperture furto e incendio siano commercializzate proprio dalle finanziarie e dagli stessi dealer, per i quali le estensioni di garanzia costituiscono in molti casi la prima fonte di redditività. A questo si aggiunge l’ampia gamma di coperture assicurative di varia natura, inclusa l’Rca per i primi sei o 12 mesi, offerta da numerosi costruttori.

Quando si parla di flotte, la personalizzazione è l’elemento chiave: per generare valore non basta la sinergia fra le parti ma è fondamentale ricordarsi di mettere al centro il cliente. Cercare di ottimizzare le offerte e adattarle a precise esigenze evitando servizi pre-confezionati, che possono anzi rappresentare dei costi inutili, sia per l’assicurazione che per la stessa azienda-cliente. Una tendenza che si declina oggi soprattutto attraverso la tecnologia a bordo: «La telematica consente il monitoraggio e la mitigazione del rischio, oltre a permettere di diversificare l’offerta e realizzare nuovi modelli di marketing», precisa Gianpiero Mosca, Ceo della controllata Aon Re Trust Broker.

La telematica a bordo aiuterà sempre di più le assicurazioni a individuare e tariffare nuovi parametri: dai reali chilometri percorsi, fino alle fasce orarie di utilizzo del veicolo e le abitudini di guida.

Se la crisi ha dato una forte spinta ai cambiamenti avvenuti negli ultimi tre anni nel mercato delle flotte, ora è il progresso tecnologico che promette la rivoluzione da qui al 2018, anno da cui una direttiva europea rende obbligatorio l’installazione della cosiddetta Emergency call sui nuovi modelli di auto per dare l’allarme in caso di incidente. Secondo molti analisti, già nel 2019 il 57% delle nuove auto vendute avrà soluzioni e sistemi di connettività pre-installate, percentuale che salirà all’89% nel 2024. «La prossima sfida sarà riuscire a leggere tutti questi big data, scremarli e trasformarli in informazioni strategiche per le compagnie assicurative, le società di noleggio e gli stessi costruttori», ha sottolineato Paola Carrea, Telematics business development director di Magneti Marelli.

Il sole 24 ore

  • RAPPRESENTANZE SINDACALI

ANAPA- UNAPASS

AL CONGRESSO NAZIONALE ANAPA NASCE LA NUOVA ASSOCIAZIONE CON UNAPASS ED I GRUPPI AGENTI

Conto alla rovescia verso “Insieme per il nostro futuro”, il primo Congresso Nazionale di ANAPA che vedrà la nascita di una nuova associazione con UNAPASS ed i Gruppi Agenti

Si svolgerà il prossimo 19 novembre a Roma – presso il centro Congressi dell’hotel Radisson Blu – il primo Congresso Nazionale di ANAPA (Associazione Nazionale Agenti Professionisti di Assicurazione) dal titoloInsieme per il nostro futuro. L’associazione, nata a Bologna a fine novembre 2012 su iniziativa di 168 soci fondatori e 11 gruppi aziendali, oltre che rinnovare le proprie cariche associative, coglie l’occasione per riunire in un dibattito pubblico le più importanti cariche istituzionali, per confrontarsi sul ruolo sociale dell’agente di assicurazione. L’occasione è però anche proficua per annunciare la nascita di una nuova associazione con UNAPASS ed i Gruppi Agenti.

Dopo una sessione mattutina dedicata all’illustrazione e votazione delle modifiche statutarie, alla relazione politica della Giunta Esecutiva e dall’apertura del dibattito, nei lavori del pomeriggio si animerà la discussione sul ruolo sociale dell’agente di assicurazione. A confrontarsi saranno molte figure istituzionali: dal ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti al coordinatore di NCD Gaetano Quagliarello, da Enrico Zanetti – sottosegretario al ministero dell’Economia e Finanza – a Simona Vicari, sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, oltre a Maria Luisa Coppa, vicepresidente di Confcommercio. Assieme a loro ci saranno anche i rappresentanti del mondo assicurativo, come il presidente di ANIA, Aldo Minucci, André Lamotte (presidente BIPAR – European Federation of Insurance Intermediaries) e Maria Luisa Cavina, responsabile Servizio Vigilanza Intermediari IVASS.

“Il dibattito pubblico ha la finalità di analizzare i cambiamenti che stanno interessando il mercato assicurativo in generale, e quella della distribuzione di prodotti assicurativi nello specifico – ha precisato Vincenzo Cirasola, presidente di ANAPA –. Non possiamo, come osservatori e come operatori non riflettere e porre l’accento sul fatto che la nostra professione riveste sempre più un ruolo sociale, come gestore dei rischi della famiglia, delle imprese e della società”.

A conclusione del dibattito si procederà alla votazione dei componenti elettivi per il nuovo Consiglio Direttivo, che a sua volta eleggerà il Presidente Nazionale, che infine nominerà i componenti della Giunta Esecutiva Nazionale.

Come anticipato, il Congresso vedrà anche la nascita della nuova associazione ANAPA – Rete ImpresAgenzia per l’Italia che, sottolinea una nota, “inaugura un nuovo modo di fare rappresentanza, che vede coinvolti nella tutela degli agenti di assicurazione oltre al sindacato anche altri soggetti, come ad esempio, i gruppi aziendali, che svolgono un ruolo sempre più coessenziale nella rappresentanza sindacale”.

“ANAPA vede favorevolmente la crescita di una modalità di rappresentanza nella quale ha creduto fin dalla sua costituzione. Ma è aperta anche al dialogo con altri che ne condividono lo spirito e che vogliono compiere un percorso ‘Insieme per il nostro futuro’”, ha aggiunto Cirasola.

“La sfida per mantenere competitive le nostre agenzie, un nuovo modello di relazioni sindacali che tenga sempre più legati il primo con il secondo livello della contrattazione collettiva, necessitano di ripensare a come fare rappresentanza – ha affermato Massimo Congiu, presidente di UNAPASS –. Oggi i tempi sono maturi per farla insieme all’interno di una unica, grande associazione”.

“Il 19 novembre sarà un giorno importantissimo per l’evoluzione della rappresentanza generalista degli Agenti: prenderà vita un’associazione che supererà la storica dicotomia sindacati-gruppi agenti, prevedendo la partecipazione di questi ultimi al processo decisionale dei vari organismi istituzionali con propri componenti – ha concluso Enzo Sivori, Presidente AAU (Associazione Agenti UnipolSai) –. ANAPA-Rete ImpresAgenzia per l’Italia avrà fra i suoi scopi quello di favorire la futura costituzione di un’unica associazione di categoria”.

Intermedia Channel

  • RISPARMIO GESTITO

PER I FONDI PENSIONE ORA LA SFIDA È IL CREDITO ALL’INDUSTRIA

Si è acceso il dibattito sull’opportunità di indirizzare le grandi masse gestite su forme di credito alternativo capaci di garantire rendimenti e allo stesso tempo fa re da volano nello sviluppo di imprese e infrastrutture

Fondi pensione, le nuove banche. Un tema attorno al quale si è acceso il dibattito internazionale al quale non è rimasto estraneo neanche il nostro Governo, che proprio nei giorni scorsi ha manifestato l’intenzione di spingere sul fronte normativo affinchè i soldi della previdenza possano essere utilizzati anche come credito alle imprese.

«Spostare miliardi verso crediti alternativi e fondi di debito privato»: Towers Watson, società di consulenza indipendente con quartier generale a New York e sedi in tutto il mondo, ha appena pubblicato uno studio, non ancora diffuso in Italia, nel quale pone come raccomandazione ai fondi proprio quella di investire in forme di credito alternativo.

Da tempo gli investitori istituzionali, nel cui ambito i fondi pensione ricoprono un ruolo rilevante, si sono messi a caccia di asset alternativi per garantire il mantenimento dei rendimenti di fronte a un mercato finanziario profondamente mutato. Un esempio: il Norway’s pension fund, che ha in pancia 882 miliardi di dollari, secondo al mondo dopo il fondo pensione governativo giapponese, ha contabilizzato 40 miliardi di dollari di perdite, le prime negli ultimi tre anni, dovute a un insieme di fattori negativi, a partire dai bassi tassi di interesse che deprimono i rendimenti dei bond e in generale il reddito fisso, finora l’ancora dei fondi istituzionali. Ma il colpo grosso è stato in agosto. Il fondo norvegese, infatti, aveva investito più di 27 miliardi di dollari nelle borse di Shanghai e Hong Kong, secondo quanto riportato da Bloomberg.

I fondi pensione hanno portafogli giganteschi, in grado di fare il bello e cattivo tempo nelle borse mondiali. Una volta che hanno deciso di investire su un determinato titolo, ne influenzano pesantemente l’andamento. Questo accade sia quando acquistano, facendo lievitare le quotazioni, sia quando disinvestono, rischiando di farle sprofondare. Allo stesso tempo, però, sono anche i più vulnerabili di fronte ai default di singole aziende come anche di mercati borsistici.

Towers Watson ha esplorato l’universo del credito al di fuori dei due asset principali verso i quali si è indirizzata l’attenzione: i governativi con rating alto e i corporate bond. Al di fuori di queste due asset “raccomandate”, c’è un mondo di investimenti possibili. Nell’area liquida, ci sono gli high yield, i prestiti bancari, il credito strutturato e il debito dei paesi emergenti; nell’area illiquida, invece, ci sono asset class come i crediti diretti, i debiti in sofferenza, e la specialty finance, ovvero quell’area di shadow banking dove operano società non bancarie che prestano denaro ai consumatori e a piccole medie imprese che altrimenti non riescono ad ottenere altre forme di finanziamento. In tutto, secondo Tower Watson, 300 differenti asset che mettono in moto un mercato del valore di 21 miliardi di dollari. Una goccia nell’oceano del credito, pari in totale a circa 40 milioni di miliardi di dollari, segnala Alessandra Pasquoni, responsabile Towers Watson in Italia per l’attività di investment. Ma capace di fare da volano di sviluppo. Spiega Pasquoni: «I nostri clienti hanno capito il ruolo chiave che possono giocare in un portafoglio di asset mix strategico e in un’area dove manager attivi possono fare una grande differenza». I fondi pensione, infatti, sono gestiti da grandi professionisti. E possono fungere da polo di attrazione di altri capitali, soprattutto verso forme di investimento legate all’economia reale.

«Un forte elemento che sta emergendo, è l’ulteriore impulso di utilità sociale della previdenza complementare», afferma Alberto Salato, responsabile business istituzionale di BlackRock Italia, il più grande asset manager del mondo. Spiega Salato: «I fondi pensione sono dei veri investitori di lungo periodo, tra i pochi professionali che possano programmare investimenti con orizzonti temporali di 10, 20 anni ed oltre. Dall’altro lato, emerge la necessità che il paese incentivi la partecipazione di investitori privati, all’interno di piani di sviluppo che non possono essere solo più a carico del bilancio statale: si pensi alla grande tematica del rilancio infrastrutturale, i piani di sviluppo delle energie alternative, o alla grande tematica di sostentamento della spesa sanitaria. Vi sono poi anche altri importanti ambiti di potenziale intervento, di natura privata: l’attività di finanziamento di impresa, soprattutto medio-piccola, o anche solo di nuovi progetti imprenditoriali in fase di start up».

I paesi del nord Europa e quelli anglosassoni fanno scuola: «Gli investitori previdenziali, partiti una generazione prima dell’Italia, hanno assunto una rilevanza sistemica, sia per le masse che amministrano sia perché considerati partner ideali per progetti di sviluppo», racconta Salato. Ma i primi germogli di questa nuova visione d’investimento si iniziano a vedere anche nel nostro paese. Laborfonds, fondo pensione complementare dei lavoratori di aziende del Trentino Alto Adige, da mesi si è dotato di uno strumento finanziario affidato a un gestore professionale per investire su imprese locali.

AFFARI & FINANZA

  • PREVIDENZA E DINTORNI

FONDI PENSIONE NEGOZIALI, PREMIATI FINORA I FEDELISSIMI

Nel lungo periodo rendita di scorta in netto vantaggio. In 15 anni fondi su del 60/70% contro il 49% del Tfr

Nei primi nove mesi dell’anno battono di pochissimo la liquidazione, l’1,1% contro lo 0,8%. Nel medio periodo, invece, vincono alla grande. Fra il primo gennaio 2000 e il 30 settembre scorso, infatti, i tre fondi maggiori esistenti all’inizio del periodo considerato hanno battuto nettamente il 49,4% del Tfr (Trattamento di fine rapporto), che si rivaluta con un tasso dell’1,5%, più il 75% dell’inflazione.

Il migliore risultato è quello di Fondenergia (energia e petrolio) con il 73,6%, seguito da Fonchim (chimica e farmaceutica) con il 65,3% e da Cometa (industria metalmeccanica e orafa) con il 64,1%.

A parte i rendimenti, un altro fattore che rende più conveniente l’adesione ai fondi pensione rispetto alla decisione di mantenere il Tfr in azienda è il contributo aziendale (pari in media all’1,2-1,5% della retribuzione lorda), cui ha diritto solo chi aderisce.

Questa voce, oltre al maggior rendimento, fa davvero la differenza nello spostare la bilancia a favore dei fondi pensione. Lo dimostrano alcuni esempi, relativi a tre dei maggiori fondi, di lavoratori che hanno aderito dall’avvio a confronto con colleghi che, a parità di retribuzione, hanno invece mantenuto la liquidazione presso il datore di lavoro. Con Cometa (industria metalmeccanica e orafa) il primo avrebbe ottenuto un montante di 40.280 euro e il secondo di 30.593. Con Fonchim (chimica e farmaceutica), siamo a 108.277 contro 76.476 euro; con Fonte (commercio, turismo e servizi) si va infine dai 27.206 euro del primo ai 20.760 del secondo. Negli esempi sono state ipotizzate retribuzioni rispettivamente di ventimila, 21.500 e 32 mila euro e iscrizioni sin dall’avvio del fondo alla linea bilanciata.

I confronti, peraltro, non tengono conto del trattamento fiscale sulla prestazione finale, che è decisamente più favorevole per i fondi pensione. In questi ultimi, infatti, la rendita vitalizia o il capitale (possibile sino al 50% del montante maturato) sono tassati con un’aliquota del 15% diminuita dello 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, e una riduzione che può arrivare al 6%. In pratica, con una permanenza di trentacinque anni nel fondo l’aliquota si riduce al 9%. Il Tfr è soggetto invece a tassazione separata con un minimo del 23%.

Inoltre vale la pena ricordare che i contributi versati al fondo pensione, fino a un tetto di 5.165 euro, sono deducibili dall’imponibile con un risparmio, in termine di minore Irpef, che va dal 23 al 43% della somma investita a seconda del proprio reddito.

CORRIERE ECONOMIA

MERCER: “PENSIONI, ITALIA NON ANCORA IN SICUREZZA

L’alto debito pubblico e il rapido invecchiamento rischiano di essere elementi di squilibrio

Nonostante le grandi correzioni effettuate negli ultimi vent’anni, il sistema pensionistico italiano ha ancora troppe pecche, e corre ancora rischi in caso di eventi avversi. In altre parole, non è stato affatto messo “in sicurezza”. Ad affermarlo è una ricerca internazionale indipendente fatta dalla Mercer in collaborazione con l’Australian centre for financial studies. L’Italia prende appena una sufficienza, contro l’eccellenza di paesi come la Danimarca (al primo posto), l’Olanda, la Svizzera, la Svezia e la stessa Australia. In questi paesi – ma anche in altri, seppur in un gradino più basso come la Germania, la Finlandia, la Gran Bretagna – i futuri pensionati possono dormire sonni tranquilli. Il nostro paese si ferma al ventesimo posto sui 25 considerati ed è il peggiore di tutti sul lato della sostenibilità a lungo termine. Ai paesi più solidi è stata assegnata una A (con l’indice di 80 – su un massimo teorico di 100), seguita dai paesi B+ (indice fra 75 e 80), B (fra 65 e 75) , C+ (fra 60 e 65) e C (fra 50 e 60). A quest’ultima categoria, ma proprio per il rotto della cuffia, appartiene anche l’Italia, a cui è stato attribuito un indice di 50,9. I paesi che rientrano nel gruppo C (che include, al livello più alto, però, anche Usa e Francia) hanno “sistemi che hanno delle buone caratteristiche ma senza miglioramenti l’efficacia e la sostenibilità a lungo termine sono problematici”.

La catalogazione dei sistemi previdenziali di tutto il mondo è avvenuta creando tre sub-indici che riguardano l’“adeguatezza”, la “sostenibilità” e l’“integrità”. L’Italia ha un ottimo posizionamento sia nell’“adeguatezza” che nell’“integrità”, ma è addirittura ultima nella “sostenibilità”. Per adeguatezza i ricercatori intendono la capacità di un sistema di dare una pensione abbastanza alta. Per integrità s’intende la bontà della regolamentazione. Anche qui l’Italia fa una buona figura. Se il sistema italiano è così fragile è dunque tutto dovuto al suo livello di “sostenibilità”. Le ragioni di questa lacuna sono svariate, ma le principali sono tre. La prima è, semplicemente, demografica ed è nota: la popolazione italiana è fra quelle che invecchiano più rapidamente. Alla seconda pensiamo molto poco: l’alto livello di debito pubblico impedisce allo Stato di intervenire in caso di necessità, e si sa che in Italia nei prossimi anni ci sarà la cosiddetta “gobba” previdenziale con troppi pensionati e pochi lavoratori attivi. Inutile dunque attendersi un aiuto da una crescita, seppur temporanea, del debito pubblico. Il terzo elemento di debolezza è che il sistema italiano è troppo spostato sulla parte pubblica e poco su quella privata (fondi pensione) che invece si autosostiene.

Ed ecco la raccomandazioni dei ricercatori australiani dirette all’Italia: 1) va incrementata la quota di fondi pensione e di versamenti a forme volontarie che nel lungo termine spostano il peso della pensione dallo Stato agli stessi lavoratori; 2) va aumentata ancora l’età pensionabile; 3) va ridotta la possibilità di un ritiro anticipato, accrescendo la quota di lavoratori attivi nelle età più avanzate; 5) infine, una riduzione del debito pubblico renderebbe più solido anche il sistema previdenziale.

LA REPUBBLICA

 

 

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