6 Novembre 2015 Commenti disabilitati su Rassegna Stampa 6 novembre 2015 Visualizzazioni: 455 Rassegna stampa

Rassegna Stampa 6 novembre 2015

MONDO ASSICURATIVO

Generali, utile netto dei primi 9 mesi 2015 a oltre 1,7 miliardi di Euro (+8,7%)

Il risultato netto del Leone di Trieste è già superiore al livello conseguito a fine 2014. +5,1% per i premi lordi ad oltre 54 miliardi di Euro. Al positivo andamento del Vita (+8,7%) fa seguito anche la ripresa del segmento danni (+0,8%). Sale del 4,7% ad oltre 3,8 miliardi il risultato operativo, grazie allo sviluppo della redditività danni (+4,8%) e alla buona tenuta della redditività vita (+3,9%). Il Combined ratio scende di 0,8 p.p. a 92,7%, nonostante maggiori sinistri catastrofali. L’Economic Solvency ratio sale a 196% (+10 p.p.), mentre il Solvency I ratio raggiunge il 166% (+2 p.p.)

Il CdA di Assicurazioni Generali ha approvato i risultati consolidati al 30 settembre 2015: i primi nove mesi dell’esercizio si chiudono per il Gruppo del Leone di Trieste con un deciso sviluppo sia della produzione che del risultato operativo. Generali incrementa infatti sia la raccolta premi che i risultati operativi dei segmenti Vita e Danni: i premi complessivi aumentano del 5,1% a 54,2 miliardi di Euro (contro i 51,2 miliardi dopo i primi nove mesi del 2014) e il risultato operativo cresce del 4,7%, raggiungendo quota 3,84 miliardi (3,67 miliardi dopo il terzo trimestre 2014). Di conseguenza, segnala il Gruppo, la redditività operativa degli ultimi dodici mesi, misurata attraverso l’operating RoE annualizzato, è superiore al target del Gruppo (13%) attestandosi al 13,9%. L’utile netto ammonta a 1,73 miliardi di Euro (1,59 miliardi al 30 settembre 2014), in crescita del 8,7% “per effetto delle positive performance operative e non operative”, superando già il livello di fine 2014.

Il risultato operativo del segmento vita conferma la propria solidità, salendo del 3,9% a 2,34 miliardi di Euro grazie allo sviluppo della marginalità tecnica e finanziaria. Prosegue, inoltre, l’andamento positivo della raccolta premi del comparto, in crescita del 7% a 38,4 miliardi (35,61 miliardi dopo il terzo trimestre 2014) in seguito al buon andamento di tutte le linee di attività, in particolare delle polizze unit linked (+16,1%). Per quanto riguarda il nostro Paese, prosegue lo sviluppo già osservato nella prima parte dell’anno: i premi a fine settembre aumentano del 15%, oltrepassando quota 13,5 miliardi di Euro (contro gli 11,75 miliardi di fine settembre 2014), grazie principalmente alla significativa crescita dei prodotti linked (+62%).

La nuova produzione in termini di APE (Annual Premium Equivalent, la base premi utilizzata nel calcolo del valore della nuova produzione vita) cresce a 3,78 miliardi (+1,7%), per effetto della significativa crescita delle unit linked (+23,9%) e delle polizze puro rischio e malattia (+21%), mentre le polizze risparmio risultano in calo del 10%. Prosegue il trend positivo per i premi unici (+12,1%), in particolare in Italia, Francia e Germania. Il valore della nuova produzione (NBV) si attesta a 757 milioni di Euro (contro i 934 milioni a fine terzo trimestre 2014). Il recupero dei margini (NBM) al terzo trimestre a 26,2% riporta al 20% l’indicatore ai nove mesi (25,5% al 30 settembre 2014). “Nonostante un contesto finanziario ancora debole – segnala Generali –, le azioni decisive poste in essere dal Gruppo per migliorare il business mix e la ricalibrazione delle garanzie hanno determinato il miglioramento della redditività tecnica”.

Si rafforza la performance del segmento danni di Gruppo, il cui risultato operativo aumenta del 4,8% a 1,6 miliardi di Euro (1,53 miliardi dopo i primi nove mesi del 2014). Prosegue il miglioramento della redditività tecnica, con il Combined Ratio che scende di 0,8 p.p. a 92,7% per effetto dei miglioramenti osservati in tutti i principali paesi di operatività del Gruppo nonostante il maggiore impatto dei sinistri catastrofali – pari a 57 milioni di Euro, 0,4 punti percentuali – registrati nel periodo. I Paesi CEE si confermano nuovamente l’area con la miglior redditività tecnica del Gruppo (86,5%). Positivo infine l’andamento della raccolta premi del comparto, in aumento dello 0,8% a 15,78 miliardi (contro i 15,56 miliardi di fine settembre 2014), grazie allo sviluppo del settore non auto (+1,7%). La raccolta del ramo Auto risulta in flessione dello 0,9%, soprattutto a causa delle performance di Italia (-8,4%) e Francia (-5%).

L’indice Solvency I di Gruppo è pari a 166%, in rialzo di 2 punti percentuali sul dato a fine 2014, mentre il pro-forma internal model Economic Solvency ratio si attesta a 196%, in aumento di 10 p.p. rispetto al consuntivo dello scorso esercizio. L’incremento, evidenzia Generali, è legato principalmente “alla contribuzione del ritorno operativo normalizzato del periodo”.

“Nei primi nove mesi del 2015 Generali ha continuato a migliorare la performance tecnica, con una crescita significativa della raccolta premi e della redditività sia nel vita sia, in particolare, nel danni, conseguendo un utile netto di 1,7 miliardi di Euro, già superiore a quello dell’intero esercizio 2014 – ha commentato il direttore finanziario del Gruppo Generali, Alberto Minali. Nel vita abbiamo proseguito il forte sviluppo dei prodotti Linked e di quelli puro rischio e malattia, con una raccolta netta superiore a 11 miliardi, che avrà impatti attesi molto positivi sulla redditività dei prossimi anni. Nel business danni il combined ratio è migliorato ulteriormente in questi primi nove mesi, nonostante il maggiore impatto degli eventi catastrofali e la situazione tuttora fortemente competitiva dei mercati. I premi danni sono in crescita, trainati in particolare dai paesi CEE e dal business Non Auto. Questi risultati, uniti alla nostra forte e stabile posizione di capitale, hanno spinto l’operating RoE annualizzato al 13,9%, ben al di sopra del target del 13%. Inoltre la generazione di cassa, che rappresenta uno dei nostri principali target strategici per i prossimi anni, prosegue secondo i piani. Siamo fiduciosi di poter terminare il 2015 con un utile netto significativamente superiore a quello del 2014, anche per effetto del buon contributo che ci attendiamo dall’ultimo trimestre dell’anno”.

Outlook

Per quanto riguarda le prospettive per il prosieguo dell’esercizio, a livello macroeconomico è prevista una ripresa della crescita del PIL nelle economie avanzate, caratterizzate da tassi di interesse ai minimi storici, grazie all’outlook positivo per l’economia americana e alla politica monetaria espansiva della BCE.

In questo contesto Generali prevede un’ulteriore crescita del fatturato sia danni che vita. L’andamento della raccolta vita di Gruppo “continuerà a riflettere un’attenta politica sottoscrittiva e un maggiore focus su prodotti a basso assorbimento di capitale e a più elevato valore”. Proseguiranno pertanto “le iniziative volte alla valorizzazione del portafoglio in-force e allo sviluppo selettivo di alcune linee di business”, quali le linee puro rischio e malattia e i prodotti unit linked. Nei rami danni, il Gruppo “continuerà l’implementazione delle misure poste in atto in termini di politica sottoscrittiva e di gestione dei sinistri, determinando una buona tenuta della redditività tecnica al netto di ulteriori eventi catastrofali”.

“In presenza di un quadro macroeconomico ancora incerto e in linea con i propri obiettivi strategici”, il Gruppo nel prosieguo dell’anno “continuerà a perseguire tutte le azioni volte al miglioramento del risultato operativo complessivo prevedendo, pertanto, un utile netto significativamente superiore a quello del 2014”.

INTERMEDIA CHANNEL

RISPARMIO GESTITO

Doris: sarà sprint di fine anno

I nove mesi si sono chiusi in crescita, con un utile consolidato di 311,4 milioni, salito del 26% rispetto al settembre 2014. E a parte un rallentamento della raccolta a ottobre (il cui dato sarà annunciato lunedì), Mediolanumpromette un fine d’anno sprint, che consentirà di staccare cedole più ricche, come racconta l’amministratore delegato, Massimo Doris, in questa intervista a MF-Milano Finanza.

Domanda.

Partiamo dai numeri che avete pubblicato ieri annunciando l’anticipo di dividendo di 16 centesimi per azione.

Risposta. L’utile netto in crescita è la riprova della sostenibilità del modello di business del gruppo e della validità della strategia di investimento proposta al cliente. La raccolta netta di Banca Mediolanum è stata in particolare positiva per 3,015 miliardi, leggermente superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso che già era stato da record. La raccolta netta positiva ha quindi sostanzialmente compensato gli effetti della volatilità registrata dai mercati finanziari.

D. Ma come fare per evitare gli effetti negativi di tassi d’interesse ai minimi storici per così a lungo?

R. Da una parte c’è inevitabilmente un effetto negativo che provoca un calo dei margini d’interesse ma dall’altra i clienti sono più propensi a cercare nuove forme d’investimento che facciano salire un po’ i rendimenti.

E per chi si occupa di raccolta di risparmio come noi alla fine il saldo netto è positivo.

D. Com’è andata a ottobre?

R. Abbiamo registrato una raccolta un po’ inferiore alle nostre aspettative per motivi che potremmo definire amministrativi. La rete nelle scorse settimane era impegnata in un processo di digitalizzazione che ha distolto un po’ l’attenzione dalla raccolta e a ottobre ci sono state 120 profilazioni di clienti (per la Mifid, ndr) che erano arrivate a scadenza, a dispetto di una media mensile di 15-20 mila. Fenomeni che hanno rallentato l’attività. Ma ci aspettiamo un buon recupero a novembre e dicembre per chiudere l’anno in crescita rispetto al 2014.

D. Con dividendo più alto dei 27 cent dello scorso anno?

R. Le premesse ci sono. In nove mesi abbiamo raggiunto un utile di oltre 311 milioni rispetto ai 320 milioni complessivi del 2014. Abbiamo già alzato l’anticipo di dividendo a 16 centesimi rispetto ai 15 dell’anno scorso e contiamo di aumentare anche il saldo finale.

D. Guardando i risultati dei nove mesi emerge però un rallentamento di Banca Esperia che a settembre ha chiuso in utile per 5,4 milioni, rispetto agli 8,7 milioni dello stesso periodo 2014. Come mai?

R. L’anno scorso c’erano state plusvalenze straordinarie ma le masse sono in crescita del 4% a 16,6 miliardi.

D. A che punto è la fusione di Mediolanum in Banca Mediolanum?

R. Sta proseguendo come previsto con l’obiettivo di chiudere entro l’anno. Abbiamo avuto 54 mila richieste di recesso che rappresentano un’occasione d’acquisto visto che il prezzo fissato è di 6,6 euro rispetto a oltre 7 euro del titolo in borsa.

D. E il riassetto azionario con la probabile uscita di Fininvest?

R. Come abbiamo già dichiarato saremmo pronti a prendere un altro 3-4%, ma c’è un ricorso pendente al Consiglio di Stato.

MF

L’utile Azimut oltre quota 200 mln

«Una crescita di 5,3 miliardi nei dieci mesi del 2015, con la prospettiva di raggiungere quota 6 miliardi entro fine anno. Per le dimensioni di Azimut , le cui masse gestite hanno raggiunto quota 30,2 miliardi (mentre il patrimonio totale si attesta a 35,3 miliardi, ndr), è un successo strepitoso».

Pietro Giuliani è decisamente soddisfatto mentre presenta i numeri al 30 settembre del gruppo milanese di risparmio gestito di cui è alla guida fin dalla fondazione: «Stiamo parlando di una crescita delle masse del 18%. Rispetto ai precedenti ritmi di crescita, è come se avessimo concentrato in meno di un anno lo sviluppo che potevamo pensare di raggiungere in un quinquennio». Azimut  ha chiuso i nove mesi del 2015 con un utile netto consolidato di 208,1 milioni, il 68% su base annua, e conta di chiudere l’anno a quota 250. Già battuto, comunque, il record teorico dell’anno scorso di 174 milioni, drasticamente ridotto a 92 dall’accordo raggiunto col fisco per transare la situazione relativa a diversi anni precedenti. I ricavi consolidati si sono attestati a 547,6 milioni (400,8 dei nove mesi del 2014). Nel solo terzo trimestre il fatturato è stato di 132,9 milioni, con un apporto di commissioni di performance quasi nullo dato il calo dei mercati. Il reddito operativo nei nove mesi è ammontato a 232,9 milioni (130,2 nel corrispondente periodo del 2014) mentre per il solo periodo luglio-settembre è stato di 34,4.
Ancora in miglioramento la posizione finanziaria netta consolidata a fine settembre, positiva per 348,1 milioni dai 312,4 di fine 2014. «Contando anche i 250 milioni raccolti con un’obbligazione convertibile che scadrà tra cinque anni, disponiamo di 600 milioni che ci piacerebbe impiegare per un’acquisizione in Italia, dove vorremmo partecipare al risiko delle banche e magari cogliere l’occasione rappresentata da qualche concorrente in vendita. Di sicuro proseguirà la strategia di crescita per piccole acquisizioni all’estero. Entro breve dovrebbe aggiungersi un tassello al fitto mosaico in costruzione in Australia, mentre nel complesso la massa gestita raccolta fuori dall’Italia ha raggiunto il 12% del totale.

La prospettiva di chiudere il 2015 con profitti per 250 milioni spinge comunque Giuliani a ventilare «una politica di dividendo generosa». L’ad ha ribadito che i risultati «sono dati dalla forte integrazione tra chi gestisce e chi consiglia i clienti. Un’unione tra gestione e distribuzione che permette di essere molto efficaci». Nei primi nove mesi il gruppo e le sue divisioni hanno registrato 119 nuovi ingressi, portando il totale delle reti del Gruppo Azimut  a fine settembre a 1.568 promotori finanziari e private banker.

Oltre alla più che soddisfacente annata per la società, il presidente e ceo tiene a sottolineare la performance media ponderata netta realizzata da inizio anno dai clienti, circa del 3%, che ritiene «di tutto rispetto se messa a confronto con i rendimenti azzerati di questo periodo». Ieri in borsa il titolo ha chiuso in rialzo del 2,7% a quota 21,93 euro

MF

ECONOMIA E DINTORNI

Ue sull’Italia: crescita più forte del Pil

Le previsioni economiche d’autunno della Commissione europea confermano che l’economia italiana è in crescita. «La ripresa in Italia è sempre più autosufficiente e meno dipendente da fattori temporanei come indebolimento dell’euro, calo dei prezzi petroliferi e allentamento della politica monetaria della Bce», spiega il vicepresidente dell’esecutivo Valdis Dombrovskis. Bruxelles ha calcolato un aumento del Pil italiano quest’anno pari allo 0,9% e nel 2016 dell’ 1,5% correggendo al rialzo le previsioni di primavera scorsa rispettivamente dello 0,3% e dello 0,1%. Cala la disoccupazione, che l’anno prossimo scenderà sotto la soglia del 12% (11,8). Per la prima volta dopo otto anni si ridurrà anche il debito pubblico, che dal 133% del Pil quest’anno scenderà al 132,2 l’anno prossimo e al 130 nel 2017. Sul fronte del deficit, i valori nominali migliorano: 2,6 quest’anno, 2,3 nel 2016 e 1,6 nel 2017. Restiamo al di sotto della soglia del 3% prevista dal patto di stabilità, anche se la Commissione a primavera si aspettava un deficit 2016 inferiore di tre decimi di punto. Tuttavia il nostro deficit strutturale, che secondo le norme europee dovrebbe continuare a calare fino ad arrivare a zero, peggiora di mezzo punto, passando dall’1% quest’anno all’1,5% l’anno prossimo. Un fattore che verrà sicuramente tenuto in conto quando, il 16 novembre, la Commissione dovrà pronunciarsi sulla legge di stabilità per il 2016.
Anche se l’Italia resta uno dei Paesi che crescono meno in Europa, complessivamente le previsioni di Bruxelles confermano le aspettative positive già rese note dal governo italiano, con un piccolo scostamento do 0,1% per quanto riguarda il deficit. Scostamento dovuto, secondo il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, «a una visione leggermente meno ottimista» del gettito fiscale. Una valutazione tutto sommato incoraggiante, che sottolinea gli effetti positivi del «jobs act» sul mercato del lavoro e prevede anche una normalizzazione del mercato del credito bancario. Ottimismo che ieri è stato confermato anche dal rapporto dell’Istat, l’stituto di statistica italiano, secondo cui «proseguono i segnali positivi sull’economia italiana legati alla crescita della domanda interna e al mercato del lavoro» e si registra «un marcato aumento dell’indice di fiducia di imprese e famiglie».
«Stiamo davvero uscendo dalla crisi, la ripresa è una prospettiva concreta. Dobbiamo utilizzare questa occasione sia sul piano interno, per quanto riguarda l’occupazione che è la principale frontiera da affrontare, sia sul piano esterno con la presenza della nostra economia nei mercati all’estero», ha commentato il presidente Mattarella, ieri in visita in Vietnam. «Si moltiplicano giorno dopo giorno i dati positivi sulla nostra economia. In un contesto europeo non esaltante, per usare un eufemismo, siamo quelli che hanno rialzato la testa, che ci provano. Non basta, non ci accontentiamo. Ma che stia finendo la dittatura dello zero virgola, non è un successo per il Governo, è un traguardo per l’Italia. Siamo tornati, finalmente», ha scritto Matteo Renzi sulla sua pagina Facebook.
Per quanto riguarda la Ue nel suo complesso, la previsioni dell Commissione fanno segnare una relativa stabilità della ripresa economica, pari al 2% nel 2016 e al 2,1 nel 2017: medie superiori a quella italiana pur se riviste leggermente al ribasso. Anche i conti pubblici registrano un generale miglioramento e la Francia resta l’unico tra i principali Paesi europei che avrà un deficit superiore al 3% anche nel 2017. I maggiori fattori di rischio che potrebbero offuscare questo quadro positivo sono, secondo Bruxelles, legati ad un ulteriore rallentamento dell’economia cinese, ad un impatto negativo della «normalizzazione monataria» negli Stati Uniti, che potrebbe riflettersi negativamente sui Paesi emergenti, e a un possibile deterioramento del quadro geopolitico. Stesse preoccupazioni che ha Mario Draghi: «Se dovesse essere necessario » – ha detto ieri – la Bce è pronta a rafforzare gli stimoli monetari.

LA REPUBBLICA

Europa e Istat ottimisti: «L’Italia cresce di più»

Consolidamento di una crescita moderata in Italia, pur in uno scenario macroeconomico globale dove non mancano i rischi al ribasso. È questa l’aspettativa espressa dalle previsioni economiche della Commissione europea e dell’ente nazionale di statistiche Istat, che hanno rivisto le previsioni di ripresa al rialzo allo 0,9% nel 2015 (rispettivamente dallo 0,6 e 0,7%).
Tassi d’interesse vicini allo zero, basso prezzo del petrolio, deprezzamento dell’euro e interventi della Bce dovrebbero portare un + 1,4% nel 2017 con un passaggio simile nel 2016 (+ 1,5% per la Commissione, + 1,4% per l’Istat). Una spinta dovrebbe arrivare da una moderata risalita dei consumi in aggiunta alle esportazioni.
Il commissario Ue per gli Affari economici, il francese Pierre Moscovici, ha prudentemente ammonito sul «contesto globale in peggioramento» e a non interpretare le previsioni positive sull’Italia come un via libera anticipato di Bruxelles alla legge di Stabilità, che verrà invece valutata nelle prossime due settimane (con verdetto atteso il 16 novembre). Un incoraggiamento aggiuntivo è arrivato dalla definizione di maggiore flessibilità di spesa per lo 0,2% del Pil nei bilanci dei Paesi (come l’Italia) impegnati ad affrontare extra-costi per l’emergenza immigrazione. Le previsioni di Bruxelles stimano l’arrivo di tre milioni di migranti entro il 2017, che vengono considerati in grado di provocare un impatto «piccolo, ma positivo» sulla crescita dell’Ue.
Le previsioni Ue sul deficit dell’Italia indicano quest’anno un 2,6% del Pil, destinato a scendere al 2,3% nel 2016. La preoccupante disoccupazione cala molto lentamente (dal 12,2% del 2015 all’11,8% del prossimo anno). L’Istat vede una tendenza simile (dal 12,1% all’11,5%). Moscovici ha espresso un giudizio positivo sulla riforma del lavoro Jobs act. A Bruxelles mantengono seri dubbi sull’alto debito pubblico, pur pronosticato in leggera discesa tra il 2015 e il 2016 (dal 133% al 132,2% del Pil). La spesa per interessi può appesantire i conti pubblici con una risalita dei tassi provocata dall’inflazione (prevista dall’attuale 0,2% all’1% nel 2016). Il vicepresidente lettone della Commissione Valdis Dombrovskis ha insistito sulla necessità di ridurre il debito. Le condizioni del credito per imprese e famiglie vengono considerate in miglioramento, nonostante il pesante carico di prestiti a rischio nel sistema bancario italiano.
«Si moltiplicano giorno dopo giorno i dati positivi sulla nostra economia – ha dichiarato il premier Matteo Renzi –. Crescita più forte del previsto, ripartono i consumi e, attenzione, nelle previsioni cala la curva del debito».
Le stime della Commissione europea temono rischi di ribasso della ripresa a causa del deterioramento dell’economia dei Paesi emergenti, alla caduta del commercio internazionale e a rischi geopolitici. Per l’Istat il rallentamento della Cina potrebbe provocare un -0,2/0,3% del Pil nel 2016.

CORRIERE DELLA SERA

FPA

Fpa, lo Sna scrive al Presidente della Repubblica

L’Italia va meglio del previsto

«L’Italia è finalmente e faticosamente uscita dalla recessione». Così il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha commentato ieri la revisione al rialzo delle stime di crescita del pil italiano annunciata sia dall’Istat sia dalla Commissione Ue. Quest’ultima nelle «Previsioni economiche di autunno» ha stimato un pil 2015 in aumento dello 0,9 e dell’1,5% nel 2016, mentre la stima precedente, che risaliva a sei mesi fa, era rispettivamente di +0,6 e +1,4%, leggermente inferiore rispetto a quella del governo italiano, secondo il quale il pil crescerà dell’1,6% nel 2016.

Secondo Bruxelles, inoltre, la disoccupazione in Italia scenderà sotto il 12% nel 2016, per esattezza all’11,8%. Quanto all’Istat, per il 2015 l’istituto prevede un aumento del pil dello 0,9%, mentre nel 2016 e 2017 l’incremento dovrebbe essere dell’1,4%. La ripresa economica, ha spiegato l’Istat, è trainata dall’aumento della domanda interna al netto delle scorte, che nel 2015 contribuirà alla crescita del pil per lo 0,7%. Il consolidamento della crescita del pil, atteso nel biennio 2016-2017, sarà caratterizzato dall’aumento dei consumi privati e finalmente gli investimenti quest’anno torneranno a salire (+1,1%) per decollare nel 2016 al +2,6 e al +3% nel 2017, «anche per effetto delle misure di politica fiscale a favore delle imprese» con gli incentivi del maxi-ammortamento per macchinari e attrezzature.
Nel 2016 e nel 2017 la domanda interna al netto delle scorte contribuirà alla crescita del pil per l’1,2%, in presenza di un limitato apporto della domanda estera netta (+0,1%) e delle scorte (+0,1%).

Segnali positivi anche sul fronte del lavoro: nel 2015 l’occupazione aumenterà dello 0,6% in termini di unità di lavoro, accompagnata da una riduzione del tasso di disoccupazione che si attesterà al 12,1%. Nel 2016 le unità di lavoro registreranno un aumento più significativo (+0,9%) mentre il tasso di disoccupazione segnerà un’ulteriore diminuzione all’11,5%. Salgono anche i consumi: quest’anno la spesa delle famiglie aumenterà dello 0,8% in termini reali in seguito al miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro e del reddito disponibile. Nel 2016 si prevede un rafforzamento dei consumi privati (+1,2%) che proseguirà nel 2017 (+1,1%). Secondo Andrea Goldstein, managing director di Nomisma, «le previsioni d’autunno della Commissione Europea confermano che il 2016 dovrebbe marcare il tanto atteso cambio di ritmo della crescita italiana. Certo: la ripresa, favorita da condizioni esterne favorevoli, come prezzi dell’energia in calo, politica monetaria accomodante e deprezzamento dell’euro, rimane inferiore alla media europea, ma alla sua dinamica positiva concorrono varie componenti, compresa la domanda interna». Le ombre identificate dalla Commissione, ha avvertito Goldstein, «sono però numerose. Il Jobs Act va nella direzione giusta, dice Bruxelles, ma per assistere a un vero miglioramento del mercato del lavoro (più assunzioni e salari maggiori e non solo aumento delle ore lavorate) sarà necessaria una ben più consistente ripresa degli investimenti. E qui i segnali non sono univoci, malgrado sia incoraggiante vedere una maggiore domanda di credito». Inoltre, rimane «l’incognita delle clausole di salvaguardia e degli auspicati sconti sulla flessibilità» dei conti pubblici.

Per quanto riguarda gli investimenti, un segnale positivo è arrivato dall’ultimo International Business Report della società di consulenza Grant Thornton, una ricerca condotta su un campione di oltre 2.500 dirigenti d’azienda in 36 differenti Paesi: il 40% degli imprenditori italiani esprime fiducia e ottimismo sul futuro dell’economia italiana nei prossimi 12 mesi. Inoltre il 30% si aspetta una crescita del fatturato di ben sette punti percentuali rispetto alla media del 2014 e uno su quattro (il 24%, +4% rispetto al 2014) valuta di poter assumere nel corso dei prossimi 12 mesi, mentre calano leggermente le attese dall’export: solo il 12% degli imprenditori pensa di crescere ulteriormente. Il 44% degli imprenditori (+7% sul 2014) dichiara di nutrire aspettative positive e di aver pianificato investimenti in stabilimenti e macchinari. «Il report», ha dichiarato Giuseppe Bernoni, managing partner di Bernoni Grant Thornton, «evidenzia i principali fattori che gli imprenditori citano come fondamentali per la crescita: quasi uno su due (il 46%) si focalizza sul lancio di nuovi prodotti o servizi, seguono gli investimenti in marketing e la pianificazione di crescita all’estero».

MF

PREVIDENZA E DINTORNI

Gestirsi in casa le pensioni? In Germania si può

A settembre la protesta contro la riduzione dei benefici pensionistici alla Lufthansa ha attirato l’attenzione su convenienza e sostenibilità degli attuali modelli di integrazione delle pensioni. Una serie di cause ha infatti ridotto le performance dei fondi assicurativi e di previdenza integrativa. Proprio in Germania alcune aziende hanno cominciato a riscoprire possibili alternative per la previdenza integrativa dei dipendenti tramite norme che permettano all’azienda di gestire direttamente i contributi dei dipendenti. Tra i pionieri di tali opzioni c’è Daimler  che da più di 100 anni permette ai dipendenti di optare per una pensione integrativa aziendale. L’opzione, che consente all’azienda di gestire i contributi dei dipendenti, assicura notevoli risparmi sui costi di gestione di fondi. E non sono solo grandi imprese a offrire ai dipendenti tale possibilità. Anche le pmi possono disporre liberamente dei corrispettivi convertiti e dei costi non salariali risparmiati, concedendo ai collaboratori i trattamenti integrativi dovuti e previsti. La legge prevede che, qualora i dipendenti optino per la pensione aziendale, essi ricevano un rendimento superiore al 4%, più di quanto offre il mercato. Se il dipendente vedrà aumentare il rendimento della pensione integrativa, l’imprenditore potrà vedersi garantito un capitale a lungo termine a tassi di sicuro interessanti, ideale per immobilizzazioni materiali su cui, peraltro, sono previste agevolazioni fiscali collegate agli ammortamenti. Forse proprio a causa della crisi finanziaria questo modello è attraente. L’impresa potrà poi decidere, dovessero assicurazioni e fondi offrire ritorni più interessanti, di riportare all’esterno la gestione delle pensioni integrative. Infine, a garanzia dei lavoratori, la normativa tedesca prevede un Istituto di Garanzia che garantisce per legge la pensione aziendale. Tale modello e applicabile anche alle controllate tedesche di aziende estere.

MF

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