9 Novembre 2015 Commenti disabilitati su RASSEGNA STAMPA 9 NOVEMBRE 2015 Visualizzazioni: 735 Rassegna stampa

RASSEGNA STAMPA 9 NOVEMBRE 2015

MONDO ASSICURATIVO

Allianz Italia, +14,4% la raccolta premi nei primi 9 mesi


benefici fiscali non ricorrenti registrati nel terzo trimestre dell’anno precedente.

Nel corso del trimestre il segmento Danni ha registrato un incremento dei ricavi, mentre l’utile operativo ha risentito di una riduzione dei risultati tecnici e dei risultati degli investimenti. Nel segmento Vita/Malatti

Nei primi nove mesi dell’esercizio i ricavi totali del Gruppo Allianz sono aumentati del 3,5%, a 95,5 miliardi di euro (92,2 nell’analogo periodo dell’anno precedente). L’utile operativo è rimasto stabile a 8,15 (8,14) miliardi di euro. L’utile netto attribuibile agli azionisti è cresciuto del 3,9%, attestandosi a 5,20 miliardi di euro (5,00).

Nonostante la volatilità che ha caratterizzato i mercati finanziari, nel terzo trimestre Allianz ha confermato la solidità dei suoi fondamentali in tutti i settori di attività. Prevediamo che l’utile operativo per l’intero esercizio cresca arrivando alla fascia più alta del nostro target range, fissato da 10,0 a 10,8 miliardi di euro,” ha dichiarato Dieter Wemmer, CFO di Allianz SE.

Nel terzo trimestre del 2015, il Gruppo Allianz ha confermato ricavi elevati e ha raggiunto un solido livello di utile operativo, nonostante una lieve flessione su entrambi rispetto all’anno precedente. I ricavi totali del trimestre si sono attestati a 27,5 miliardi di euro (28,8), con una flessione del 4,3%. L’utile operativo ha registrato una flessione del 7,5%, attestandosi a 2,45 (2,65) miliardi di euro. L’utile netto attribuibile agli azionisti è pari a 1,36 (1,61) miliardi di euro, con un calo del 15,4%, in parte attribuibile all’impatto straordinario di a si è registrato uno spostamento delle vendite verso prodotti unit-linked e altri prodotti “capital-efficient”, a fronte di un calo dei premi sulle polizze Vita tradizionali. Per quanto riguarda il segmento Asset Management, l’utile operativo ha continuato a risentire degli effetti dei deflussi registrati nel periodo precedente.

La capitalizzazione Solvency II al 30 settembre 2015 si è attestata al 200%, registrando così un incremento di 9 punti percentuali rispetto al 31 dicembre 2014. Il patrimonio netto è cresciuto dello 0,9%, attestandosi a 61,3 miliardi di euro (60,7 miliardi di euro al 31 dicembre 2014).

I premi Danni nel terzo trimestre sono cresciuti del 2,4%, raggiungendo quota 11,52 (11,25) miliardi di euro. Tenendo conto degli effetti di cambio e di perimetro di consolidamento, la crescita interna è stata dello 0,4%. Si è registrata una crescita sostenuta dei premi soprattutto in Turchia, con una crescita interna del 37,6%. Riguardo alla global line Allianz Worldwide Partners, Allianz Global Assistance è stata il principale elemento propulsore della
crescita interna del 12,1%, mentre in Spagna si è registrato un aumento dei premi del 7,3%.
È proseguito il trend di forte crescita dell’Australia, che ha registrato il 4,2% su base interna, soprattutto nelle aree Motor e Property Insurance.

L’utile operativo del business Danni nel terzo trimestre è calato del 5,0%, scendendo a 1,35 (1,42) miliardi di euro. Tale flessione è stata principalmente determinata dalla minore redditività degli investimenti e anche da risultati tecnici più deboli. L’impatto delle catastrofi naturali ha superato di 137 milioni di euro il livello relativo allo scorso esercizio, totalizzando 144 milioni di euro. Il combined ratio del trimestre è peggiorato di 0,6 punti percentuali, attestandosi al 94,1% (93,5%).

“Il segmento Danni ha mantenuto un forte margine tecnico, nonostante l’aumento dei sinistri legati a eventi climatici rispetto all’esercizio precedente, oltre a un certo numero di sinistri di grande entità,” ha affermato Dieter Wemmer. “L’andamento complessivo del business è in linea con le previsioni.”

Nel complesso, i premi Vita/Malattia hanno registrato un ulteriore spostamento verso i prodotti unit-linked e altri prodotti “capital-efficient”, soprattutto nei mercati core, che comprendono la Germania, la Francia e l’Italia. Grazie a questo cambiamento pianificato, il new business margin ha registrato un miglioramento dello 0,3%, attestandosi al 3,0%.

Tale andamento ha determinato inoltre una diminuzione del 9,7% sulla raccolta Vita/Malattia rispetto all’elevato fatturato registrato nello stesso trimestre dello scorso esercizio, attestandosi a 14,31 (15,85) miliardi di euro. L’utile operativo è diminuito del 6,6% attestandosi a 738 (790) milioni di euro, frenato in parte da una svalutazione dei costi di acquisizione differiti in Corea del Sud.

Il valore del new business ha fatto registrare un lieve calo dell’1,6% attestandosi a 325 (330) milioni di euro. Rispetto al secondo trimestre, subito una diminuzione su base annua, attestandosi al 63,3% (57,1%), ma si è rafforzato rispetto al livello del secondo trimestre (67,4%).

Al 30 settembre 2015, gli asset under management totali ammontavano a 1.746 il valore del new business è cresciuto del 55%.
Tale miglioramento è il risultato della strategia di spostamento dai prodotti “capital intensive”.

“Il nostro mix di prodotti nel business Vita/Malattia prosegue nella giusta direzione, abbandonando progressivamente i prodotti tradizionali per abbracciare nuovi prodotti”, ha dichiarato Dieter Wemmer. “Il miglioramento del new business margin dimostra chiaramente che l’attuazione della nostra strategia sta dando i suoi frutti”.

Nel terzo trimestre, il segmento Asset Management ha registrato ricavi operativi pari a 1,64 (1,62) miliardi di euro, con un aumento dell’1,1%. Tale andamento positivo è stato trainato da commissioni di performance elevate e da un sensibile rafforzamento del dollaro USA, che ha ampiamente compensato l’impatto delle minori masse medie gestite per conto terzi.

L’utile operativo ha registrato un calo del 13,5%, attestandosi a 600 (694) milioni di euro. A causa dell’impatto dei flussi netti in uscita del periodo corrente e del periodo precedente, il cost-income ratio ha miliardi di euro, a fronte di 1.801 miliardi di euro alla fine del 2014. Gli attivi gestiti per conto terzi si sono attestati a 1.259 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 1.313 miliardi di euro di fine 2014. Tale andamento è riconducibile sia ai deflussi netti sia alla volatilità dei mercati dei capitali.

Nel terzo trimestre, i deflussi netti su attivi di terzi nel segmento Asset Management hanno registrato un ulteriore rallentamento e si sono attestati a 14,8 miliardi di euro rispetto ai 47,4 miliardi del terzo trimestre dell’esercizio precedente. PIMCO ha registrato deflussi netti per 16,0 miliardi di euro nel terzo trimestre, mentre Allianz Global Investors ha registrato flussi netti in entrata pari a 1,3 miliardi di euro.

“I flussi netti in uscita di PIMCO si sono quasi dimezzati rispetto al trimestre precedente e hanno toccato il minimo su base trimestrale dall’inizio dei deflussi nel terzo trimestre del 2013” ha affermato Dieter Wemmer. “Allianz Global Investors ha registrato flussi netti di terzi in entrata per l’undicesimo trimestre consecutivo”.

Particolarmente positivo l’andamento dei risultati dei primi nove mesi del 2015 per l’Italia, secondo mercato assicurativo per il gruppo dopo la Germania.

Nel periodo gennaio-settembre 2015 la raccolta premi complessiva di Allianz Italia è ammontata a 12,74 miliardi di euro, con una crescita del 14,4% rispetto a 11,13 miliardi di euro registrati nell’analogo periodo del 2014. L’utile operativo dei primi nove mesi dell’anno è ammontato a 1.001,9 milioni di euro, registrando un incremento del 11% (902,4 milioni di euro nell’analogo periodo del 2014).

Klaus-Peter Roehler, Amministratore Delegato di Allianz Italia, ha dichiarato: “I risultati dei primi nove mesi del 2015 confermano i progressi realizzati in termini di ricavi e di performance operative. Nei Danni, in un contesto di mercato altamente competitivo e in forte contrazione, siamo cresciuti sia per numero dei clienti sia in termini di quota di mercato e il nostro combined ratio si è confermato a livelli di eccellenza, seppure influenzato dalla
sinistralità in aumento e dalla contrazione del premio medio Auto in atto sul mercato”.

“domanda di polizze unit-linked, la cui componente è cresciuta del 37,9% e rappresenta il 75% della raccolta premi e oltre l’80% della nuova produzione.

La raccolta Vita nei primi nQuesti risultati – ha spiegato Roehler – “sono frutto degli importanti investimenti effettuati nel nuovo modello di business digitale, che ha prodotto significativi benefici a favore dei nostri agenti e dei nostri clienti, come confermano il successo superiore alle aspettative dell’innovativa offerta modulare Allianz1 e lo sviluppo dell’Agenzia Digitale, con oltre 4,4 milioni di contratti già conclusi esclusivamente sulla nuova piattaforma digital per i nostri Agenti”.

In dettaglio, nei rami Danni la raccolta è cresciuta nei primi nove mesi 2015 del 16,4% a 3,38 miliardi di euro (da 2,91 miliardi di euro nei primi nove mesi 2014) e il combined ratio si è attestato a 83,9% (da 81,7%). Nel solo terzo trimestre 2015, i premi Danni sono ammontati a 1,003 miliardi di euro (+7,5% da 933 milioni del terzo trimestre 2014) e il combined ratio si è attestato a 80,1% (da 78,4%).

Quanto all’andamento del business Vita, la crescita della raccolta, sostenuta da tutti i canali distributivi, è stata trainata dalla forte ove mesi dell’anno è ammontata a 9,36 miliardi di euro (+ 13,7%  da 8,23 miliardi di euro nell’analogo periodo dell’anno precedente). Nel solo terzo trimestre 2015 caratterizzato dal contesto volatile dei mercati finanziari, per effetto della strategia focalizzata su aree di business con margini reddituali attrattivi e in ulteriore miglioramento, i premi Vita sono ammontati a 2,29 miliardi di euro rispetto a 2,79 miliardi relativi al terzo trimestre 2014.

Da un lato, quello delle compagnie tradizionali, sono apprezzati oprattutto l’esistenza delle agenzie fisiche (uffici, filiali, sedi di rappresentanza, agenzie autorizzate), la possibilità di disporre di un consulente dedicato alle proprie esigenze, e una percezione complessiva di maggiore fiducia e affidabilità della compagnia assicurativa.

ASSINEWS

Allianz in linea con i target per il 2015 anche dopo il terzo trimestre

L’utile operativo del colosso assicurativo tedesco è stabile a 8,15 miliardi di Euro dopo i primi nove mesi dell’anno, mentre cresce del 3,9%  l’utile netto attribuibile agli azionisti (a 5,2 miliardi). Entrambi gli indicatori hanno invece segnato il passo nel terzo trimestre: -7,5% a 2,45 miliardi per l’utile operativo trimestrale e -15,4% per l’utile netto di periodo attribuibile agli azionisti (a 1,36 miliardi). Peggiora leggermente il combined ratio, che sale di 0,6 p.p. a 94,1. Il cambiamento pianificato del mix di prodotto nel Vita migliora la redditività della nuova produzione. Solvency II al 200% (+9 p.p.). Forte contributo dell’Italia: nei primi nove mesi la raccolta totale è cresciuta a 12,74 miliardi di Euro (+14,4%) “mantenendo una significativa profittabilità”

Il gruppo assicurativo Allianz ha presentato questa mattina i risultati relativi ai primi nove mesi del 2015, che mostrano ricavi totali in aumento del 3,5%, a 95,5 miliardi di euro (92,2 miliardi a fine settembre 2014). L’utile operativo è rimasto stabile a 8,15 miliardi, mentre l’utile netto attribuibile agli azionisti è cresciuto del 3,9%, attestandosi a 5,2 miliardi di euro (dai 5 miliardi dopo il terzo trimestre 2014).

“Nonostante la volatilità che ha caratterizzato i mercati finanziari – ha dichiarato Dieter Wemmer, direttore finanziario di Allianz – nel terzo trimestre Allianz ha confermato la solidità dei suoi fondamentali in tutti i settori di attività. Prevediamo che l’utile operativo per l’intero esercizio cresca arrivando alla fascia più alta del nostro target range, fissato da 10 a 10,8 miliardi di euro”.

I ricavi totali del terzo trimestre 2015 si sono attestati a 27,5 miliardi di euro, con una flessione del 4,3% rispetto ai 28,8 miliardi dello stesso periodo 2014. In calo anche l’utile operativo di periodo – che ha registrato una flessione del 7,5% a 2,45 miliardi – e l’utile netto attribuibile agli azionisti, sceso del 15,4% a 1,36 miliardi di euro, soprattutto per l’impatto straordinario di benefici fiscali non ricorrenti registrati nel terzo trimestre 2014.

Nel corso del trimestre il segmento Danni ha registrato un incremento dei ricavi, mentre l’utile operativo ha risentito di una riduzione dei risultati tecnici e dei risultati degli investimenti. Nel segmento Vita/Malattia si è registrato uno spostamento delle vendite verso prodotti unit-linked e altri prodotti “capital-efficient”, a fronte di un calo dei premi sulle polizze Vita tradizionali. Per quanto riguarda il segmento Asset Management, l’utile operativo ha continuato a risentire degli effetti dei deflussi registrati nel periodo precedente.

La capitalizzazione Solvency II al 30 settembre 2015 si è attestata al 200%, registrando così un incremento di 9 punti percentuali rispetto al 31 dicembre 2014. Il patrimonio netto è cresciuto dello 0,9%, attestandosi a 61,3 miliardi di euro (60,7 miliardi di euro al 31 dicembre 2014).

Per quanto riguarda il dettaglio del comparto Danni, i premi del terzo trimestre sono cresciuti del 2,4%, raggiungendo quota 11,52 miliardi di Euro. Tenendo conto degli effetti di cambio e di perimetro di consolidamento, la crescita interna è stata dello 0,4%. Si è registrata una crescita sostenuta dei premi soprattutto in Turchia, con una crescita interna del 37,6%. Riguardo alla global line Allianz Worldwide Partners, Allianz Global Assistance è stata il principale elemento propulsore della crescita interna del 12,1%, mentre in Spagna si è registrato un aumento dei premi del 7,3%. È proseguito il trend di forte crescita dell’Australia, che ha registrato il 4,2% su base interna, soprattutto nelle aree Motor e Property Insurance. L’utile operativo del periodo è calato del 5%, scendendo a 1,35 miliardi di Euro. La flessione, segnala il Gruppo, è stata principalmente determinata dalla minore redditività degli investimenti e anche da risultati tecnici più deboli. L’impatto delle catastrofi naturali ha superato di 137 milioni il livello relativo allo scorso esercizio, totalizzando 144 milioni di Euro. Il combined ratio del trimestre è peggiorato di 0,6 punti percentuali, attestandosi al 94,1%.

“Il segmento Danni ha mantenuto un forte margine tecnico, nonostante l’aumento dei sinistri legati a eventi climatici rispetto all’esercizio precedente, oltre a un certo numero di sinistri di grande entità – ha affermato Wemmer –. L’andamento complessivo del business è in linea con le previsioni”.

Nel segmento Vita/Malattia, la raccolta ha registrato un ulteriore spostamento verso i prodotti unit-linked e altre soluzioni “capital-efficient”, soprattutto nei principali mercati del Gruppo, che comprendono Germania, Francia ed Italia. Grazie a questo cambiamento pianificato, il margine sulla nuova produzione ha registrato un miglioramento dello 0,3%, attestandosi al 3%. L’andamento del trimestre ha inoltre determinato una diminuzione del 9,7% (a 14,31 miliardi di Euro) sulla raccolta Vita/Malattia rispetto al fatturato registrato nello stesso trimestre dello scorso esercizio. L’utile operativo è diminuito del 6,6% attestandosi a 738 milioni di euro, frenato in parte da una svalutazione dei costi di acquisizione differiti in Corea del Sud. Il valore della nuova produzione ha fatto registrare un calo dell’1,6% attestandosi a 325 milioni. Rispetto al secondo trimestre, l’indicatore è cresciuto del 55%; il miglioramento, evidenzia Allianz, è il risultato della strategia di spostamento dai prodotti “capital intensive”.

“Il nostro mix di prodotti nel business Vita/Malattia prosegue nella giusta direzione, abbandonando progressivamente i prodotti tradizionali per abbracciare nuovi prodotti – ha commentato il direttore finanziario di Allianz –. Il miglioramento del new business margin dimostra chiaramente che l’attuazione della nostra strategia sta dando i suoi frutti”.

Per quanto concerne il segmento Asset Management, nel terzo trimestre 2015 si sono registrati ricavi operativi pari a 1,64 miliardi di Euro, in aumento dell’1,1% rispetto al periodo luglio/settembre 2014. L’andamento positivo è stato trainato da commissioni di performance elevate e da un sensibile rafforzamento del dollaro statunitense, che ha ampiamente compensato l’impatto delle minori masse medie gestite per conto terzi. L’utile operativo ha registrato un calo del 13,5%, attestandosi a 600 milioni di Euro. A causa dell’impatto dei flussi netti in uscita del periodo corrente e del periodo precedente, il cost-income ratio ha subito una diminuzione su base annua, attestandosi al 63,3% (dal 57,1%), rafforzandosi tuttavia rispetto al livello del secondo trimestre (67,4%).

A fine settembre, gli asset under management totali ammontavano a 1.746 miliardi di Euro, a fronte di 1.801 miliardi alla fine del 2014. Gli attivi gestiti per conto terzi si sono attestati a 1.259 miliardi, in diminuzione rispetto ai 1.313 miliardi del consuntivo 2014. Un andamento che secondo il Gruppo è riconducibile sia ai deflussi netti sia alla volatilità dei mercati dei capitali. I deflussi netti su attivi di terzi nel segmento Asset Management hanno registrato nel periodo un ulteriore rallentamento e si sono attestati a 14,8 miliardi di Euro rispetto ai 47,4 miliardi del terzo trimestre dell’esercizio precedente. PIMCO ha registrato deflussi netti per 16 miliardi nel terzo trimestre, mentre Allianz Global Investors ha registrato flussi netti in entrata pari a 1,3 miliardi.

“I flussi netti in uscita di PIMCO si sono quasi dimezzati rispetto al trimestre precedente e hanno toccato il minimo su base trimestrale dall’inizio dei deflussi nel terzo trimestre del 2013 – ha spiegato Wemmer –. Allianz Global Investors ha registrato flussi netti di terzi in entrata per l’undicesimo trimestre consecutivo”.

Per quanto riguarda l’Italia, infine, l’andamento dei risultati dei primi nove mesi del 2015 è particolarmente positivo. Nel periodo gennaio-settembre 2015 la raccolta premi complessiva di Allianz Italia (secondo mercato assicurativo per il gruppo dopo la Germania) è ammontata a 12,74 miliardi di Euro, con una crescita del 14,4% rispetto agli 11,13 miliardi registrati nell’analogo periodo del 2014. L’utile operativo dei primi nove mesi dell’anno ha superato quota un miliardo di Euro, registrando un incremento del 11% rispetto ai 902,4 milioni di euro dopo il terzo trimestre 2014.

“I risultati dei primi nove mesi del 2015 – ha dichiarato Klaus-Peter Roehler, amministratore delegato di Allianz Italia – confermano i progressi realizzati in termini di ricavi e di performance operative. Nei Danni, in un contesto di mercato altamente competitivo e in forte contrazione, siamo cresciuti sia per numero dei clienti sia in termini di quota di mercato e il nostro combined ratio si è confermato a livelli di eccellenza, seppure influenzato dalla sinistralità in aumento e dalla contrazione del premio medio Auto in atto sul mercato”.

“Questi risultati – ha spiegato Roehler – sono frutto degli importanti investimenti effettuati nel nuovo modello di business digitale, che ha prodotto significativi benefici a favore dei nostri agenti e dei nostri clienti, come confermano il successo superiore alle aspettative dell’innovativa offerta modulare Allianz1 e lo sviluppo dell’Agenzia Digitale, con oltre 4,4 milioni di contratti già conclusi esclusivamente sulla nuova piattaforma digital per i nostri Agenti”.

La raccolta dei rami Danni nel nostro Paese è cresciuta nei primi nove mesi 2015 del 16,4% a 3,38 miliardi di Euro (dai 2,91 miliardi di euro nei primi nove mesi 2014). Il risultato 2015 incorpora anche il contributo del ramo d’azienda ex-Milano Assicurazioni acquisito da UnipolSai. Il combined ratio si mantiene su livelli di assoluta solidità, pur in peggioramento di oltre punti percentuali (da 81,7% a 83,9%). Nel solo terzo trimestre dell’esercizio in corso, i premi Danni hanno superato il miliardo di Euro (+7,5% rispetto ai 933 milioni del terzo trimestre 2014) ed il combined ratio si è attestato a 80,1% (+1,7 p.p.).

Quanto all’andamento del comparto Vita, la crescita della raccolta, sostenuta da tutti i canali distributivi, è stata trainata dalla forte domanda di polizze unit-linked, la cui componente è cresciuta del 37,9%, rappresentando il 75% della raccolta premi ed oltre l’80% della nuova produzione. La raccolta Vita nei primi nove mesi dell’anno è ammontata a 9,36 miliardi di euro (+13,7% rispetto agli 8,23 miliardi nell’analogo periodo dell’anno precedente). Nel solo terzo trimestre 2015, la raccolta ha invece subito una contrazione – da 2,79 miliardi a 2,29 miliardi – per effetto della strategia “focalizzata su aree di business con margini reddituali attrattivi e in ulteriore miglioramento” in un periodo “caratterizzato dal contesto volatile dei mercati finanziari”.

In agenzia o con un clic sul web, ora gli italiani assicurano tutto

Dall’altro, quello delle compagnie dirette, prevale invece la possibilità di riuscire a spuntare un risparmio sul premio da pagare, la comodità di riuscire a espletare tutte le pratiche a distanza, la personalizzazione della polizza e la massima trasparenza del contratto. Sono questi gli elementi che emergono dalla XXII edizione dell’Osservatorio Assicurazioni di Assinext su un campione di 5.000 utenti italiani internet possessori di almeno una polizza assicurativa: 3.700 dei quali titolari di una polizza assicurativa con una compagnia tradizionale e i restanti 1.300 aderenti ad una polizza con una compagnia diretta.

Un campione rappresentativo non soltanto delle polizze Rc auto ma anche dell’intero settore assicurativo italiano: in media, infatti, i 5.000 soggetti esaminati vantavano quasi due polizze a testa (per l’esattezza 1,9). L’indagine permette pertanto di conoscere quali siano attualmente le altre polizze richieste dai clienti italiani: dal 22% che è titolare di un contratto di assicurazioni sulla casa al 18% che possiede una polizza vita, dal 13% che ha sottoscritto una copertura contro gli infortuni al 9% che ha puntato sulla integrazione per le spese mediche fino all’8% che è titolare di una Rc capofamiglia.

Molti gli aspetti indagati nello studio a cominciare da quello relativo alla soddisfazione: sommando le risposte «molto soddisfatti» con quelle «estremamente soddisfatti» si arriva a toccare il 91% per i clienti delle dirette contro l’86% delle tradizionali: tuttavia, rispetto al 2012, la forbice si è ridotta perché tre anni fa la percentuale a favore delle dirette aveva toccato il picco del 95% mentre quella relativa alle tradizionali non andava oltre l’82%.

Il 2015 si conferma, infatti, l’anno del ritorno di fiamma verso le tradizionali: ciò che ha influito positivamente sulla soddisfazione del comparto è in primis il prestigio delle compagnie assicurative: quelle tradizionali sembrano offrire una maggiore solidità ed affidabilità, in virtù anche della presenza «fisica» sul territorio. Non a caso, tra i principali vantaggi indicati dal campione dell’indagine nel preferire una compagnia tradizionale a una diretta, al primo posto, con il 30% delle preferenze si colloca proprio l’agenzia fisica (seguita, in quarta posizione, dalla fiducia e affidabilità della compagnia).

Un secondo aspetto che può fare la differenza è poi il portafoglio prodotti, che nel caso delle compagnie tradizionali è molto ampio e personalizzabile: un plus molto apprezzato dai clienti soprattutto se unito ad un servizio di consulenza dedicato. Anche in questo caso, emerge l’apprezzamento da parte dei clienti per il consulente dedicato (29% delle segnalazioni del campione) e per una «maggiore consulenza» da parte della compagnia tradizionale (24%). È interessante notare, inoltre, come nel 2015 sia aumentata la soddisfazione verso la possibilità di rateizzare il premio assicurativo: una comodità in una fase come l’attuale ancora caratterizzata di difficoltà economiche nel bilancio mensile delle famiglie che, in tal modo, possono diluire l’impatto della spesa.

Per quanto riguarda, invece, le compagnie dirette, negli anni hanno vissuto un miglioramento della percezione della propria immagine: dopo essersi fatte conoscere, prima, e affermarsi, dopo, soprattutto sotto l’aspetto della convenienza (il 43% degli intervistati anche quest’anno mette al primo posto proprio la convenienza di una polizza diretta), cominciano a delinearsi altri aspetti di rilievo. Tra questi, in particolare, il campione segnala la rapidità della stipula grazie al canale utilizzato (12%), l’assenza di burocrazia (16%), l’affidabilità (10%) e le competenze (9%). Sempre in tema di polizze tramite compagnie dirette, si segnala la continua ascesa dell’apprezzamento circa la possibilità di disporre di contratti personalizzabili (dal 13% del 2012 al 18% di quest’anno) e della maggiore trasparenza del servizio e del contratto (dall’8% del 2011 al 13% di questa indagine.

Il Giornale

Assicurazioni: Se lo Stato si ritira e la scaramanzia non basta più va riscoperta la «compagnia»

L’Italia è un paese sotto-assicurato: gli italiani tendono ad acquistare l’assicurazione, e in particolare quella danni, principalmente quando esiste un obbligo (come per l’auto). Gli altri rischi restano a carico dei singoli individui i quali fanno principalmente ricorso a forme di «autoassicurazione». Le cause della scarsa propensione assicurativa degli italiani risiedono in parte nelle caratteristiche del nostro paese in cui sono forti forme di tutela degli individui da parte dello Stato. Ma la mano materna dello Stato è sempre più anchilosata.

In assicurazione, l’assicurato paga subito per un servizio che forse non avrà mai, anzi che quasi sempre si augura di non ricevere mai. L’inversione del «ciclo produttivo» delle imprese di assicurazione, non ne facilita lo sviluppo: la forte sensazione di ogni assicurato che non subisce sinistri è che ha speso inutilmente i denari del premio. I protratti tempi di liquidazione dei sinistri contribuiscono ad aumentare la diffidenza. È sull’evento sinistroso che l’assicurato misura l’opportunità dei premi fino ad allora pagati. E la sua stima non è astratta, ma scadenzata dal cronometro dei tempi di pagamento dell’indennizzo. Se ciò è vero ovunque, in Italia le lunghe attese sono motivo diffuso di forte insoddisfazione.

Gli assicurati con un animo liberale provano inoltre una istintiva repulsione verso forme di assicurazione obbligatoria. Il pagamento di un premio per la copertura responsabilità civile auto, ad esempio, è esattamente questo: una riduzione costrittiva del reddito dell’obbligato, quindi della sua libertà di disporre della ricchezza prodotta con fatica. E poi c’è la scaramanzia che ci fa allontanare ogni seria valutazione su traversie e difficoltà della vita, talvolta affrontabili anche utilizzando un contratto di assicurazione. Per non tralasciare il fatalismo, che ci spinge spesso ad accettare molti eventi evitando di programmare alcunché.

Il quadro appena definito è però mutato. I fattori che spingono in direzione di una maggiore consapevolezza del ruolo svolto dalle assicurazioni e a «rassicurare» gli assicurati riguardo la loro importante funzione sociale, sono almeno tre. In primo luogo, il settore assicurativo italiano è oggi fortemente aperto alle società assicurative di tutto il mondo. La possibilità che possano esservi cartelli e accordi per tenere alto il livello dei premi ai danni degli assicurati è diminuita fortemente. E, si sa, la maggiore concorrenza è la migliore tutela degli interessi dei consumatori. Si pensi che ormai nel totale del giro d’affari dei premi assicurativi pagati in Italia, il 30% finisce nelle casse di gruppi o società straniere.

Inoltre, il grado di concorrenza interna è molto aumentato nel corso degli anni. Basti pensare, ad esempio, che l’Antitrust nel 2014 ha rimosso gli ostacoli al plurimandato per gli agenti assicurativi aprendo cosi ampi spazi per un confronto concorrenziale nei rami danni e nella responsabilità civile per le autovetture. Da ultimo, è in atto una tendenza alla riduzione del peso opprimente delle clausole contrattuali vessatorie ai danni degli assicuratori e della loro possibilità di vedersi riconosciuti gli indennizzi. Una sentenza della Corte di cassazione del 2015 ha compilato una vera e propria lista di condizioni generali che le compagnie non possono più «propinare» ai propri clienti, pena la loro nullità proprio in quanto vessatorie.

In conclusione, una serie di circostanze favorevoli dovrebbero indurre gli italiani a camminare sempre meno con un corno anti-malocchio in tasca e a sostituirlo invece con un più utile contratto di assicurazione.

Il Giornale

Ecco il capofamiglia 2.0, la serenità «all inclusive

È l’ultima tendenza assicurativa: costa poco e con un solo contratto si coprono i danni generati da casa e famiglia. Ma occhio alle clausole

Una firma e via, con un solo contratto si passa dalla tradizionale polizza «capofamiglia» a una multi rischio, casa e famiglia, vere e proprie formule di abbonamento alla serenità familiare. Almeno quella che può essere garantita dalle compagnie assicurative. Una soluzione semplice e chiara che sta affermandosi sempre di più nell’universo assicurativo. Qualora si vogliano coperture determinate (ad esempio il rischio sportivo, se compreso, è generalmente limitato all’rc, il rischio terremoto non è incluso), è comunque bene esaminare polizze su misura piuttosto che all inclusive.

Rc Capofamiglia

La classica polizza famiglia si propone quanto meno di mantenere indenne l’assicurato e i suoi famigliari (inclusi nello stato di famiglia) dai danni causati a terzi da fatti accidentali avvenuti nell’ambito della vita di relazione. Per il dettaglio delle coperture e, soprattutto per le esclusioni, è sempre consigliabile controllare i singoli contratti. Per chi comunque, magari single e senza animali per casa, dovesse pensare di non aver bisogno di una simile copertura, basterebbe ricordare il rischio rappresentato dalle cene in casa (danni a capi di vestiario, intossicazioni alimentari). Insomma, meglio prevedere. La tipica «rc capofamiglia» è la Polizza Abitazione & Famiglia di Intesa Sanpaolo che copre i danni involontariamente provocati a terzi dal nucleo familiare, compresi i collaboratori (attenzione: devono avere un rapporto di dipendenza) e gli animali domestici. Per la tutela legale è prevista un’opzione aggiuntiva.

Estensione case

Sono già comunque numerosi i casi in cui l’«rc capofamiglia» è compresa all’interno di una polizza che prevede anche coperture assicurative sull’abitazione abituale e persino, con eventuali opzioni, sulle case vacanze o sugli immobili dati in uso a terzi. Come Confort di Assimoco che tutela sia il patrimonio immobiliare (dal rischio incendio, dal furto, dalla rapina e dai danni a terzi), sia il nucleo familiare del contraente, anche in caso di scippo o rapina all’esterno delle mura domestiche. La polizza arriva a coprire anche l’eventuale attività di B&B e alcuni eventi atmosferici, sociopolitici e gli atti di terrorismo, ma non i danni derivanti da terremoti, frane e slavine.

Estensione infortuni

Sei a casa di Generali prevede una protezione completa e personalizzabile su più moduli e tre livelli crescenti per la casa (incendio, furto, incendio e furti di oggetti di casa avvenuti in un’altra dimora, rc fabbricato, innovativa copertura sui devices elettronici), la famiglia (scippo e rapina, protezione legale extraprofessionale, assistenza) e, in più copre, dal rischio di infortunio.

Gli abbonamenti

Negli ultimi tempi si stanno affermando delle polizza all inclusive dove la sfida per le compagnie è quella di fornire un’offerta adeguata a tutte le esigenze del cliente. 4Assistance di Mediolanum Assicurazioni, ad esempio, si compone di quattro moduli (salute, casa, mobilità e viaggio) che, a loro volta, possono essere declinati in tre soluzioni diverse a seconda che la polizza riguardi una singola persona o un nucleo familiare di tre o più persone. Europ Assistance Italia sta invece puntando con Flexi su formule componibili in base alle necessità: dalla semplice consulenza prevista da Easy ai quattro moduli assicurativi aggiuntivi che coprono casa, salute, auto e viaggi. Con Allianz1 di Allianz il cliente decide quanto vuole spendere su base mensile per proteggere se stesso, la sua famiglia, la casa e i propri beni dai rischi più gravi. ForFamily di Zurich infine è un prodotto all risks che ha il vantaggio di essere estremamente chiaro: ciò che non è assicurato è esplicitamente escluso.

IL GIORNALE

Quei capitali impignorabili e insequestrabili

Ecco le polizze da sottoscrivere a favore di un beneficiario escludendo l’asse ereditario o i rischi fallimentari

Come riuscire ad accantonare un capitale per una persona cara al di fuori dell’asse ereditario? Come evitare che in caso del fallimento della propria azienda tutto il patrimonio personale finisca eroso dai creditori? Possono essere utilizzate le polizze vita che sono impignorabili e insequestrabili.

Ai sensi dell’articolo 1923 del codice civile, le somme corrisposte dalla compagnia al contraente (cioè colui che versa il premio) o al beneficiario non sono soggette ad azione esecutiva o cautelare. Ciò significa che, anche in caso di fallimento del contraente o del beneficiario, tali somme non vengono ripartite tra i creditori. Inoltre, i capitali assicurati non entrano nell’asse ereditario.

Ai sensi dell’articolo 1920 del codice civile il beneficiario (che può essere al 100% anche una persona al di fuori dell’asse ereditario) acquista, per effetto della designazione, un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione, per cui le somme corrisposte a seguito del decesso dell’assicurato non rientrano nell’asse ereditario e non sono soggette a imposta di successione.

Ne deriva che l’assicurato versa il premio alla compagnia in un’unica soluzione (per esempio 100mila euro) o in più soluzioni (per esempio 500 euro al mese) e, dopo l’«evento decesso» o alla scadenza del contratto, lui (nel caso sia il beneficiario) o i beneficiari terzi incassano il capitale maturato: la legge prevede che tali somme non potranno essere sottoposte a pignoramenti, escludendo qualsiasi creditore.

Tuttavia, le polizze vita hanno visto il proliferare anche di forme di abuso per «segregare» il patrimonio, magari subito prima del fallimento di un’impresa o proprio con lo scopo di recare danno ai futuri (e magari certi) creditori. Non a caso, diverse sentenze negli ultimi anni, hanno stabilito che alcune polizze vita di tipo index linked (con sottostanti obbligazioni collegate ai mercati finanziari) e di tipo unit linked (che investono in fondi comuni, etf e titoli) non avessero i requisiti tipici di tutela/previdenza delle polizze vita classiche e non potessero beneficiare dello status di insequestrabilità e impignorabilità.

Pertanto per stabilire se la polizza vita possa perdere questo status è necessario esaminare le tempistiche della polizza e verificare se esse siano dubbie (per esempio perché la sottoscrizione è stata fatta subito prima rispetto a un debito che si sapeva di fare subito dopo).

Inoltre occorre appurare se si tratta di una polizza con natura previdenziale oppure se sia caratterizzata da un profilo prevalente di natura finanziaria che cataloga il contratto come risparmio/investimento e non come tutela/previdenza

IL GIORNALE

RISPARMIO GESTITO

Minibond C’è chi li emette per pagare le tasse e i debiti

Tempo di bilancio per i minibond. Le emissioni obbligazionarie dedicate alle pmi italiane dovevano rappresentare un punto epocale di svolta nelle relazione tra la tipica impresa italiana e il mondo della finanza.
Un’economia eccessivamente legata al sistema del finanziamento bancario ha dimostrato nel corso degli anni tutti i propri limiti. Ecco dunque la trovata dei minibond, il ricorso a capitale di rischio, non più i finanziamenti in conto corrente, ma il coinvolgimento di istituzioni finanziarie. Finanza fresca per progetti di sviluppo. Questo, in teoria. Già, perché la realtà è differente.
Visioni distorte
Recentemente la Federazione Veneta delle Banche di credito cooperativo (Bcc), è arrivata a promuovere nuove iniziative nel settore delle emissioni obbligazionarie per «un plafond complessivo iniziale di circa 30 milioni di euro con scadenza decennale, che mira a destinare i fondi, raccolti attraverso la sottoscrizione di titoli di debito privato, a nuovi investimenti materiali, immateriale e finanziari, oltre che per il finanziamento del circolante, orientato in primis al pagamento di fornitori, stipendi e imposte».
Sì, avete capito bene. Si emettono minibond, quindi nuovo debito, per pagare i fornitori (tra cui i dipendenti) e sanare le pendenze con il Fisco, cioè vecchio debito. Davvero un eccellente esempio di sviluppo e di innovazione strategica, questi «Veneto minibond», che sono riusciti a rovesciare la logica stessa che sottende allo strumento finanziario. Il caso veneto – dove peraltro le Bcc hanno mostrato in tempi recenti tutte le fragilità della propria struttura patrimoniale – è fortunatamente isolato.
Ma quanto emerge da una accurata analisi messa a punto dalla milanese Cse-Crescendo, società fondata da Cesare Sacerdoti che si occupa di corporate strategy (www.cse-crescendo.it/) , evidenzia i grandi limiti di un sistema che – un anno dopo le prime emissioni – appare boccheggiante. Altro che sviluppo. «Abbiamo voluto concentrarci soprattutto sulla capacità di generare cassa – dice Luciano Martinoli, senior partner di Cse-Crescendo – ovvero su come la liquidità entrata in azienda a fronte delle emissioni obbligazionarie abbia dato nuove prospettive di sviluppo per l’azienda emittente. Ci siamo trovati davanti a un panorama assai poco stimolante, soprattutto per le future emissioni».
L’analisi di Cse-Crescendo ha preso in considerazione esclusivamente le emissioni fino a 25 milioni di euro, essendo le pmi il focus d’osservazione. Emissioni obbligazionarie realizzate entro il 14 febbraio 2014, con il fine di assicurare alle pmi «una nuova fonte di finanziamento non bancario per costruire sviluppo». Sono così stati analizzati 19 bond in capo a 17 emittenti. Di questi due erano cambiali finanziarie, per cui il totale è arrivato a 15 emittenti, appartenenti ai settori Finanza (4), Costruzioni (2), It (2), Ingegneria (1), Manifatturiero (1) e Servizi (5). «La prima cosa che abbiamo cercato è stato il business plan – evidenzia Francesco Zanotti, senior partner di Cse-Crescendo. -. Non abbiamo trovato nulla e quindi, in assenza di elementi di progettazione strategica, abbiamo cercato nei documenti disponibili, come il documento di ammissione, i bilanci e le note integrative. Il vuoto assoluto. Addirittura, nel campo dei rischi d’impresa, due diverse imprese, appartenenti a settori diversi, hanno esposto le medesima descrizione dei rischi…».
Confronti
A un anno dalle emissioni uno dei quindici ha già alzato bandiera bianca. La Grafiche Mazzucchelli è in concordato preventivo e il suo minibond non è più negoziabile. Se poi dalla lista delle 15 analizzate si sottraggono le società finanziarie («per loro l’emissione obbligazionaria è un acquisto di materia prima»), restano 10 società. «La domanda che ci siamo posti è stata: la generazione di cassa dell’attività caratteristica ha iniziato a mostrare segnali di miglioramento? E abbiamo cercato di rispondere dal punto di vista dello stakeholder , usando informazioni ufficiali e pubbliche». I risultati dell’analisi sono scoraggianti. Se Mazzucchelli è in concordato preventivo, la Sudcommerci srl fa capo alla famiglia pugliese Degennaro, che risultano essere stati finanziati anche dai fondi maltesi del gruppo Optimum, che hanno fatto il pieno di cash con la precedente gestione della Banca Popolare di Vicenza. «In questo caso – dice Martinoli – più che a un minibond ci troviamo davanti a un mutuo… Non lo è solo perché si usa la formula Bullet, ma l’oggetto dello sviluppo imprenditoriale è la realizzazione di un centro commerciale nel Barese. Dai dati, risulta finanziato il 4.365 per cento del fatturato, mentre è stato dato in garanzia il costruito e il costruendo…». Si salvano in pochi. Su tutti la Mille Uno Bingo, che dal punto di vista economico è una storia di successo, ma presenta aspetti etici rilevanti. Primi sui motori è poi l’unica società quotata tra le analizzate e ha sfruttato l’opportunità per emettere debito a costi inferiori. Tra le migliori anche la trentina Gpi Spa, che si occupa di software in campo sanitario. «Il senso della ricerca è straniante – conclude Zanotti –. L’impressione che ne abbiamo ricavato è che ne abbiamo ricavato è che prima di decide di fare un minibond e poi si costruisce il business plan per giustificarlo…».

CORRIERE ECONOMIA

Gestioni vip Fondi e polizze La rivincita del settimo anno

A ncora un semestre di risultati positivi, il settimo di una sequenza che prosegue ininterrotta dal 2011. Il mercato italiano del private banking, quel segmento dell’industria dei servizi finanziari che si rivolge ai detentori di grandi fortune, ha archiviato infatti la prima metà del 2015 con una crescita del 6,4% rispetto a fine dicembre dello scorso anno, un risultato composto per il 3,73% da un «effetto mercato», vale a dire da un incremento dei patrimoni investiti per effetto del successo della gestione, e per il 2,62% da un aumento della raccolta netta, data da capitali freschi che entrano all’interno del sistema. Sono questi i dati più recenti elaborati dall’Aipb, l’Associazione italiana private banking, che raggruppa i principali operatori del settore. Tuttavia l’analisi dell’Aipb non si limita a un’indagine unicamente quantitativa, ma esamina aspetti qualitativi essenziali come il cambiamento delle esigenze della clientela, la variazione nella composizione dei portafogli, le nuove sfide che la professione dei private banker deve affrontare per offrire un servizio di alto livello a una clientela sofisticata, che spesso unisce esigenze di consulenza societaria e di impresa alle tradizionali necessita di conservazione e crescita del capitale familiare.
Tutti i principali gruppi italiani registrano incrementi che vanno dal 3% del network di private banking di Unicredit, al 9% del principale operatore estero in Italia, l’elvetica Ubs, che sottolinea come a contribuire a questo trend siano stati i segmenti dei clienti con patrimoni di dimensioni più elevate.
I portafogli
I dati elaborati da Aipb confermano anche altre tendenze di lungo periodo. Ad esempio sulle scelte di composizione di portafoglio realizzate dalle gestioni di private banking. Un dato, ormai costante addirittura dal 2008, mostra una tendenza stabile alla crescita della raccolta gestita (fondi comuni di investimento, gestioni patrimoniali), salita di circa mezzo punto al 38,2% a giugno di quest’anno rispetto a dicembre scorso, ma con un aumento di oltre 12 punti percentuali nell’arco degli ultimi sette anni. Ad acquisire maggior peso ci sono anche i prodotti assicurativi, la cui presenza in sei mesi è salita dello 0,8% fino a un totale dell’11,8%, quasi un raddoppio rispetto al 6,7% del 2008. A fronte di attivi più «sofisticati» che si espandono, si assiste a una contrazione delle scelte «plain vanilla» i prodotti più semplici nel gergo anglosassone: in sette anni il peso di obbligazioni, titoli di Stato, azioni, Etf e altra raccolta amministrata è sceso dal 44% al 33,5% del giugno scorso, anche in questo caso circa mezzo punto (stavolta in meno) a confronto con i dati di fine 2014. «Le esigenze della clientela diventano progressivamente sempre più complesse e sul fronte dell’asset allocation permane la richiesta di costruire un portafoglio a misura dei bisogni, dei rischi e dei propri orizzonti temporali», afferma Paolo Molesini, responsabile della divisione private banking di Intesa Sanpaolo che può vantare addirittura 127 miliardi di attivi nel comparto «gestito».
«Nel gestito, complice anche la crisi estiva dei mercati, si sono affermati strumenti con strategie flessibili, a ritorno assoluto o con protezione, anche parziale, del capitale, ad esempio private insurance e gestioni patrimoniali con capitale protetto», precisa Salvatore Pisconti, responsabile del network private banking di Unicredit Italia.
I nuovi servizi
Il private banking non si limita alla cura dell’impiego finanziario del capitale. «Stiamo dando risposte concrete tramite i servizi di filantropia e “value based” alle esigenze emerse dai clienti con un’attenzione particolare alle tematiche della sostenibilità. Abbiamo anche rafforzato il team dedicato ai family office in grado di integrare i tradizionali servizi di gestione dei patrimoni con soluzioni di corporate finance e un accesso ai mercati dei capitali operato dalla divisione di investment banking del gruppo», spiega Ferruccio Ferri, responsabile del network di filiali di Ubs Italia e ad di Ubs fiduciaria.
Si tratta dunque di una crescita complessa e articolata dell’offerta che a livello di sistema, secondo i dati di Aipb, ha implicazioni molto forti. E che ha comportato, ad esempio, un aumento del numero dei private banker, saliti in Italia dai circa 5.500 di fine dicembre ai 5.649 di fine giugno.
Un numero crescente di specialisti che gestiscono patrimoni sempre più grandi, passati da una dimensione media di 87 milioni a fine 2014 ai 91 attuali. Un private banker di nuova generazione che secondo Aipb «saprà cogliere le esigenze e capire i bisogni del proprio cliente e offrire soluzioni di eccellenza in contesti sempre più complessi».

CORRIERE ECONOMIA

Gestioni separate: denaro al sicuro. E in 20 anni non hanno tradito

Le polizze vita che si appoggiano a questi fondi sono tornate di moda dopo la crisi iniziata nel 2008. Attenzione però ai costi e alla durata

Vent’anni consecutivi di rendimenti annui positivi sono un ottimo ruolino di marcia. Soprattutto se in questi 20 anni ci sono stati eventi particolarmente negativi per i mercati finanziari come nel 2000 (scoppio della bolla internet), 2001 (attacco alle Torri Gemelle), 2008 (fallimento Lehman Brothers) e 2011 (crisi del debito sovrano della zona euro). Ma è quello che possono vantare di essere riuscite a fare le gestioni separate vita.

Queste ultime sono particolari gestioni assicurative, investite prevalentemente in titoli di Stato e obbligazioni, nella quale confluiscono gli investimenti di risparmiatori che aderiscono a polizze vita ad esse collegate. Le gestioni separate sono caratterizzate da un profilo di rischio molto prudente del risparmio. La politica di gestione del portafoglio ha, infatti, l’obiettivo di massimizzare il rendimento nel medio-lungo termine, in relazione al mantenimento del potere d’acquisto del capitale investito. Per farlo impiegano i risparmi dei sottoscrittori in titoli di Stato (in media, circa il 64% del portafoglio), in fondi comuni (6%) e in strumenti di liquidità (2%).

Per esempio Gesav, la storica gestione separata di Generali, istituita nel 1979 e che amministra un patrimonio di oltre 34 miliardi di euro, ha il 52,2% in titoli di Stato euro, il 28,1 % in obbligazioni, il 7,6% in azioni, il 9,8% in fondi comuni e il 2,3% in altri strumenti finanziari e liquidità. Posta Valore Più, invece, la gestione separata che vantava oltre 71 miliardi di patrimonio in gestione al 30 giugno scorso (+11,65% in più rispetto al patrimonio di sei mesi prima) e che nel 2014 ha reso il +4,15%, è investita al 74,4% in titoli di Stato euro, al 18,8% in obbligazioni, al 5,2% in fondi comuni e ail’ 1,6%in liquidità. A differenza dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali, le gestioni separate distribuiscono linearmente negli anni i guadagni derivanti dai titoli in portafoglio permettendo di registrare rendimenti più lineari nel tempo dimostrando di essere un ottimo rifugio ai momenti di turbolenza di mercato, in grado di abbinare redditività con stabilità. Un altro vantaggio non indifferente è poi il fatto che le gestioni separate sono tenute contabilmente distinte dalle altre attività della compagnia, a tutela dei risparmi degli assicurati: se la compagnia assicurativa dovesse fallire, il patrimonio della gestione sarebbe salvo in quanto distinto da quello compagnia.

I risultati conseguiti da tali gestione sono annualmente certificati da una società di revisione contabile, che ne attesta la correttezza. Non solo. Una volta che il rendimento annuo è stato certificato viene acquisito definitivamente dal sottoscrittore: questo vuoi dire che se in un anno il valore della polizza dovesse per esempio salire da 100 a 104 (per effetto di un rendimento annuo certificato del +4%), l’anno successivo il valore della polizza potrà solo salire da 104 e non scendere e così via negli anni successivi. Certo, per quanto lineari nel tempo, i rendimenti delle gestioni separate stanno scendendo seguendo la tendenza al ribasso dei tassi di interesse del mercato obbligazionario euro. Tuttavia, pur immaginando che l’attuale scenario dei tassi di interesse della zona euro prosegua per alcuni anni, secondo gli esperti, per almeno i prossimi due o tre anni queste polizze dovrebbero comunque riuscire a offrire rendimenti annui superiori ai tre punti percentuali in virtù dei titoli di Stato e delle obbligazioni bancarie che hanno in portafoglio e che hanno acquistato negli anni precedenti quando i rendimenti erano più generosi.

Le gestioni separate sono peraltro collegate a molti contratti di tipo unit linked e consentono quindi di allestire un mix di portafoglio, composto da una componente prudente (gestione separata) e una più dinamica (linee assicurative più aggressive), modellato sulle esigenze del risparmiatore. Per tutte queste caratteristiche, le gestioni separate sono consigliate ad un investitore che predilige una bassa volatilità e rendimenti stabili durante tutta la vita del proprio contratto in linea con l’attuale contesto economico, caratterizzato in particolare da una significativa riduzione dei tassi di interesse dei titoli governativi.

IL GIORNALE

SOCIETA’ E DINTORNI

Dalla nascita all’università, il futuro dei nostri figli come scelta d’investimento

Una recente indagine sul risparmio ha evidenziato che il 23% degli intervistati mette da parte i soldi pensando agli studi della prole. Ogni compagnia ha prodotti «ad hoc» che variano dai 5 ai 25 anni

Dai primi passi, fino all’Università arrivando persino al master. Crescono in Italia le assicurazioni a tutela del futuro dei figli. Un trend che surclassa addirittura la storica propensione ad avere una casa di proprietà.

Secondo una recente indagine sul risparmio condotta dal Centro Einaudi con Intesa Sanpaolo, quest’anno, per la prima volta dal 2012, tornano a essere i figli, la priorità nelle scelte di investimento. Se il 48% degli intervistati mette da parte i soldi per i casi sfortunati della vita, oggi il 23% lo fa pensando al futuro dei figli e soltanto il 9% per la casa, in quarta posizione dopo il risparmio per la vecchiaia (19%). Ecco allora che il settore si è messo in moto per proporre le soluzioni più adatte ad ogni esigenza.

Le caratteristiche generali. Ogni compagnia ha prodotti ad hoc con prospetti informativi dedicati da leggere con attenzione. In termini generali però, si versano periodicamente somme di denaro in modo da maturare un capitale nel lungo periodo. La durata di questi prodotti varia dai 5 ai 25 anni. E di solito prevedono garanzie assicurative per la persona che finanzia il piano. In caso di morte o di invalidità permanente del sottoscrittore (genitore o nonno), il beneficiario (figlio o nipote) è esonerato dal pagamento dei premi residui. L’investimento avviene in fondi a gestione separata e prevede un rendimento minimo garantito annuo (in genere del 2%). È, inoltre, possibile scegliere tra il versamento del capitale in un’unica soluzione, sotto forma di rendita o in quote annuali. Il tutto, però, non è senza costi: molta attenzione va riservata alla voce «caricamenti» che possono oscillare dal 3 al 10% del premio versato.

I prodotti. Guardando a qualche caso concreto, Zurich Grandi Passi è la polizza vita per pagare gli studi dei figli o dei nipoti dedicata ai bambini fino a 11 anni di età. La polizza, ha una durata da 7 a 20 anni, può essere sottoscritta da un familiare con un versamento minimo di 1.200 euro l’anno, pagabili in unica soluzione oppure in frazioni mensili, trimestrali o semestrali. Il caricamento o costo commerciale della polizza ammonta al 6% e viene garantito un tasso annuo minimo del 2%. Guardando più in là, la UnipolSai propone Risparmio Giovane: un piano di risparmio che si può attivare fin dalla nascita, garantisce una rivalutazione annua di quanto versato ed un capitale utilizzabile per gli studi universitari o per avviare un’attività lavorativa. Il contratto può essere sottoscritto quando il ragazzo ha un’età compresa tra 0 a 12 anni e scadrà nell’anno solare in cui compirà i 20 anni (durata 8-20 anni). Il capitale è investito nella «Gestione Speciale Gest 1 UnipolSai», e il piano di risparmio viene portato a termine anche nei casi più sfortunati di premorienza o invalidità permanente del familiare assicurato. Inoltre è possibile scegliere, alla scadenza del contratto, se ritirare il capitale maturato in un’unica soluzione o in un secondo momento, fino a 5 anni dopo la scadenza. Previsti bonus a seconda del rendimento scolastico. Il fattore premio (fino al 20%) è previsto anche da Cattolica Assicurazioni nella sua «Domani Grande», soluzione che permette di scegliere tra tre piani di risparmio: università, master e libero. Infine, Cresci Tesoro di Alleanza Assicurazioni varia dai 10 ai 26 anni (durata contratto) per un capitale minimo di 1.320 euro annuali (per durate dai 10 ai 13 anni) o 720 euro annuali se la durata supera i 14 anni. Il premio massimo previsto in un anno è di 6mila euro. Il finanziamento decade con l’eventuale decesso dell’assicurato. I caricamenti vanno dal 10,5% sui premi costanti al 6% sui versamenti aggiuntivi.

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